domenica 12 ottobre 2008

Vicenza dice no alla base: «Ora il governo ci ascolti»

Vicenza dice no alla base: «Ora il governo ci ascolti»

Orsola Casagrande

Il Manifesto del 07/10/2008

Alla fine, è quasi mezzanotte, il sindaco di Vicenza, Achille Variati, prende in mano il microfono. «Quello a cui abbiamo assistito - dice - è uno straordinario esempio di democrazia. Ora il governo ci ascolti. Perché è un messaggio che non parla solo alla città ma anche all'intero paese e che fa capire quanto sia sbagliato non permettere alla gente di espimersi su ciò che li riguarda. I miei cittadini - conclude - sono stati costretti a esprimersi votando sui marciapiedi invece che nelle scuole che sono state negate».
Domenica a Vicenza hanno votato nella consultazione autogestita ventiquattromila persone, il 28,56% degli aventi diritto. Una prova straordinaria di democrazia, come la definisce anche Cinzia Bottene, consigliera comunale di Vicenza Libera. Una risposta straordinaria a chi, nel governo, pensava di poter imbavagliare i cittadini. Il 95% dei votanti si è espresso contro l'uso militare dell'area del Dal Molin che gli americani con il placet del governo italiano vorrebbero trasformare in base militare. Miopi e volutamente tali, i signori della guerra hanno subito voluto commentare i risultati della consultazione popolare. E hanno sottolineato con scherno quella che per loro è stata una bassa partecipazione.
«Variati dovrebbe dimettersi», dicevano quelli del comitato per il sì alla base. E il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, non ha perso l'occasione per tornare a criticare e sbeffeggiare Variati e la «sua giunta del no». Commenti che rivelano lo sprezzo di questi governanti o sedicenti tali per la gente. Per i cittadini, per la democrazia, per il diritto a esprimersi nessun rispetto.
Ma in questo senso ancora più esemplari (e vergognose) le parole del commissario straordinario per il Dal Molin Paolo Costa. «I risultati sono - scrive il commissario in un comunicato stampa - coerenti con le mie attese. Ma fa piacere vedere certificato, sebbene in maniera impropria, che il 72% dei vicentini non si oppone al rispetto degli impegni assunti dall'Italia in sede internazionale con la decisione di ampliare la base Usa a Vicenza. Adesso, - continua - e in nome della democrazia garantita e garante dello stato di diritto, mi attendo che l'istituzione comune riprenda un cammino di leale collaborazione con le altre istituzioni dello stato».
Cinzia Bottene risponde al commissario sottolineando che «sorprende che chi ha definito inutile una consultazione comunale in spregio della democrazia oggi si appropri di quel 72% che non ha votato sostenendo che è a favore della base Usa. Ancora una volta Costa truffa la gente». Il sindaco Achille Variati si limita a commentare che «chi vuole criticare questa giornata di democrazia organizzi un'altra consultazione e porti altrettanti vicentini a votare».
Rimane invece il dato di quei ventiquattromila cittadini che a votare ci sono andati. Fin dalle prime ore della mattina, con code in alcuni dei seggi improvvisati sui marciapiedi. I gazebo allestiti in due e due quattro, con centinaia di volontari che si sono improvvisati scrutatori e osservatori per garantire il regolare svolgimento delle operazioni di voto. E poi alla sera, al media center allestito in piazza Castello, centinaia di vicentini hanno deciso di buttare un occhio per vedere come andava lo spoglio. «E' stata davvero una prova straordinaria di democrazia - dice ancora Bottene - in un momento in cui gli spazi di democrazia vengono sempre più ristretti». La partecipazione è stata «incredibile specialmente se pensiamo che è stato tutto organizzato in tre giorni. I cittadini - conclude - hanno dimostrato grande civiltà e voglia di partecipare. A Vicenza si sta sperimentando con in fatti quello che tanti esprimono solo a parole: federalismo, autonomia locale e democrazia partecipata».
Il dopo consultazione è tutto da costruire. Ma per il sindaco Variati «né il governo né gli americani potranno ignorare il parere dei cittadini vicentini. Cosa succederà ora? - insiste - possiamo riprendere il dialogo oppure possiamo essere ignorati. Ma se fossimo ignorati non vorrei che le prossime risposte arrivassero anziché dal sindaco, dal prefetto e dal questore di fronte a disordini».

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