giovedì 26 giugno 2008

Manette a Wall Street. Le email svelano la grande truffa

Manette a Wall Street. Le email svelano la grande truffa

di Massimo Gaggi

Corriere della Sera del 21/06/2008

Ai clienti: «State tranquilli». Negli scambi interni: «Ho paura. Mi sa che siamo fritti»

«Questo mercato mi mette paura, mi sa che siamo fritti». «Che tu ci creda o no, anche in queste condizioni sono riuscito a convincere qualche cliente a mettere più soldi nel nostro fondo». «Io penso che dovremmo chiuderlo adesso». Questo scambio di battute è alla base dell' incriminazione dei due «fund manager» di Bear Stearns arrestati (e poi rilasciati su cauzione) due giorni fa con l' accusa di aver mentito agli investitori loro clienti. Non sono frasi ricavate da un' intercettazione telefonica, ma la ricerca condotta dagli inquirenti non ha una natura molto diversa: sono stati infatti passati al setaccio migliaia di messaggi elettronici - email e «instant messages» - scambiati da manager e operatori delle istituzioni finanziarie nei mesi cruciali che hanno preceduto il crollo del mercato dei mutui subprime. L' arresto di Ralph Cioffi e Mattehew Tannin è probabilmente solo il primo episodio di un' offensiva giudiziaria che, dopo aver colpito soprattutto operatori del mercato immobiliare, periti e le società che hanno concesso mutui (i 60 arresti per 144 frodi di cui hanno dato notizia l' altro giorno i procuratori federali a Washington), è destinata a espandersi proprio a Wall Street e dintorni, nel cuore del mercato finanziario. L' Fbi ha, infatti, reso noto che sta esaminando in profondità il comportamento di 19 delle maggiori istituzioni finanziarie del Paese. E, vista la grande difficoltà di entrare nel merito delle scelte professionali degli operatori, di provare la loro imperizia nella gestione del denaro degli investitori, si finisce per intervenire cercando di dimostrare che i risparmiatori sono stati presi per il naso. Per farlo di mettono a confronto le frasi di ogni tipo - c' è di tutto, dalle espressioni scanzonate alle confessioni angosciate - scritte nelle mail e, ancor più, nei messaggi istantanei con le assicurazioni che, negli stessi giorni, venivano fornite ai clienti. Le parole sussiegose, gli inviti alla fiducia registrati nelle «conference call» contro testi scritti, inesorabilmente registrati dalla memoria universale del web, che riflettono stati d' animo momentanei, sfoghi improvvisi, il linguaggio colloquiale, e notoriamente colorito, dei trader. Non è la prima volta che le email sono cruciali per un provvedimento giudiziario. E' successo nel caso Enron, mentre qualche anno fa Henry Blodget, celebre analista di Merrill Lynch, patteggiò, pagando una multa salatissima e abbandonando l' attività finanziaria per evitare di essere processato dall' allora capo della procura di New York, Eliot Spitzer, che lo aveva accusato di essere, nella sua attività finanziaria, in conflitto d' interessi. Ai risparmiatori Blodget raccontava meraviglie di alcune «start up» tecnologiche come Info.Space, Pets.com e eToys, ma poi, in privato, usava espressioni come «ho smaltito un pò di spazzatura» o «gli ho rifilato m ». E Sanford Weill, mitico capo del gruppo Citibank, lasciò l' istituto e rinunciò a candidarsi ad alcuni incarichi pubblici anche per l' imbarazzo derivante da uno scambio di email col superanalista Jack Grubman che, mentre proponeva ai clienti della banca di investire in certe società, scriveva a Weill che coloro che governavano quelle stesse imprese erano dei gran maiali. Non sempre, comunque, il messaggio elettronico basta a incastrate un imputato: Frank Quattrone, banchiere specializzato in investimenti tecnologici, è stato processato per il reato di ostruzione alla giustizia a causa di una mail nella quale invitava i suoi colleghi a ripulire i loro «file», facendo sparire tutto ciò che poteva essere imbarazzante o compromettente. La battaglia legale è stata lunga, ma alla fine Quattrone è stato assolto. Stavoltà, però, negli Usa il clima è diverso. Intanto perché la disinvoltura di molti operatori finanziari ha innescato una crisi di dimensioni impressionanti che sta avendo un impatto pesante sul piano economico e anche a livello sociale. E poi perché i clienti di Bear Stearns ai quali Cioffi e Tannin vendevano titoli che già sapevano essere carta straccia non erano solo anziani e danarosi pensionati, ma anche grandi banche come la britannica Barclays e perfino «hedge fund». L' industria della finanza più rischiosa, quella spesso sospettata di rifilare «bidoni», è stata, insomma, a sua volta «bidonata». Banche e fondi non l' hanno presa bene. Delle vecchie complicità tipo «cane non morde cane» non c' è più traccia: le banche raggirate dai due «fund manager» sono in prima fila nel procedimento d' accusa. Lo scambio di mail della notte del 22 aprile 2007 può segnare, negli Stati Uniti, l' inizio di una nuova stagione nei rapporti tra finanza e giustizia. Matthew Tannin, un operatore finanziario laureato in giurisprudenza descritto dai suoi colleghi come un uomo tormentato, da tempo preoccupato per la china nella quale sta sprofondando la Bear Stearns, confessa i suoi timori al suo collega «anziano», Ralph Cioffi. Il rude «broker» italoamericano lo incontra nel fine settimana per rassicurarlo: la situazione è difficile, ma ce la faremo, stanno per arrivare nuovi soci. Tannin si convince e si rimette al lavoro. Qualche settimana dopo il loro fondo fa naufragio: gli investitori perdono tutto. Ancora qualche mese e ad affondare sarà l' intera Bear Stearns.

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