sabato 7 giugno 2008

Il mondo in mano a multinazionali sempre più grandi

Il mondo in mano a multinazionali sempre più grandi

di Galapagos

Il Manifesto del 06/06/2008

Aumentano le dimensioni, cresce la globalizzazione delle attività e si allarga il «gap fra la produttività (valore aggiunto pro-capite) e il costo del lavoro che rimane su livelli minimi, in particolare in Italia, ma soprattutto nell'area russo-asiatica. Queste le principali tendenze di lungo periodo emerse dall'indagine di R&S, il Centro Studi di Mediobanca, sulle multinazionali del settore manifatturiero, energetico, telecomunicazioni e utility. Per quanto riguarda l'Italia, R&S sottolinea che sono poche, in generale piccole, con una scarsa spesa per la ricerca e la tecnologia e crescono relativamente meno rispetto a quelle europee, nordamericane e giapponesi.
Quelle veramente importanti sono solo Eni, Enel e Fiat, di cui le prime due sono a controllo statale, mentre solo Fiat fa capo ad azionisti privati. Tra le multinazionali italiane è comprese Telecom che entra a far parte dell'indagine avendo superato il 10% delle esportazioni all'estero (uno dei criteri di selezione della campionatura dell'indagine). A proposito di Enel, il Centro Studi di Piazzetta Cuccia, rileva come il gruppo energetico italiano nel nel 2007 si è collocato al terzo posto fra le utility più grandi del mondo con un attivo totale di 95,6 miliardi di euro. L'Enel ha recuperato due posizioni rispetto al 2006 in seguito all'acquisizione (conclusa nell'ottobre 2007) del 45,62% del capitale di Endesa. Al top delle atility rimane la francese Edf con un attivo totale di 176,5 miliardi.
Il contributo al fatturato aggregato europeo delle grandi imprese italiane è del 7% contro il 23% di Germania e Gran Bretagna e il 17% della Francia. La produttività (il valore aggiunto pro-capite) è la più bassa in Europa, così come lo è anche il livello del costo unitario del lavoro. Si registrano altresì bassi margini in tutti i settori manifatturieri, ad eccezione del comparto energetico che macina invece profitti notevoli. Al contrario, italiane evidenziano una sempre maggiore componente di debito bancario che supera i livelli europei.
Ai vertici delle maggiori multinazionali si collocano quelle giapponesi. La Toyota primeggia nel 2007 fra le imprese industriali più grandi al mondo, con un totale dell'attivo di 209,2 miliardi di euro, seguita dalla britannica Royal Dutch Shell (179,4) e dalla russa Gazprom (177,7). Se invece si tiene conto della capitalizzazione di Borsa, a primeggiare è la compagnia petrolifera americana Exxon-Mobil (347,7 miliardi di euro) che quest'anno, però, cederà il primo posto alla cinese Petrochina (Cnpc) che capitalizza alla Borsa di Shangai 466 miliardi.
Lo studio di R&S offre anche una analisi di quanto accaduto nell'ultimo decennio che vede presenti sul globo 342 multinazionali (17 in Italia). Tra il 1997 e il 2006, le utility hanno visto un aumento del totale dell'attività del 103%, le tlc sono cresciute mediamente del 78%, mentre le imprese industriali hanno piazzato un aumento del 59%. «Globalizzazione» è la parola d'ordine delle multinazionali: hanno continuato nel periodo la delocalizzazione produttiva e diversificato i mercati di sbocco.

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