mercoledì 4 giugno 2008

Le tante strade creative contro il global warming

Le tante strade creative contro il global warming

Il Manifesto del 4 giugno 2008, pag. 11

di Massimo Arcangeli

Già il Medioevo prossimo venturo di Roberto Vacca, più di trent’anni fa, ci ha messo in guardia contro il pericolo di un collasso dei «sistemi di produzione e distribuzione di energia, dei trasporti, delle comunicazioni, degli approvvigionamenti di acqua, di eliminazione dei rifiuti, di trattamento delle informazioni»; di qui la concreta possibilità, proseguiva lo scienziato, dell’innesco di un «processo catastrofico, che paralizzerebbe il funzionamento delle società più sviluppate conducendo alla morte milioni di persone».



C’è una relazione perversa fra la ribellione campana all’apertura di dieci discariche che risolvano (provvisoriamente) l’emergenza rifiuti e il ritorno all’energia nucleare annunciato dal ministro Scajola: l’umanità vive ormai al di sopra delle possibilità che la terra può offrirle; la velocità e l’intensità con cui mette mano alle, sue risorse (in alcuni paesi, come la Cina e l’India, gli aumenti del consumo energetico degli ultimi anni sono esponenziali) supera ormai la capacità del pianeta di rinnovarle e rigenerarsi.



I combustibili fossili (carbone, gas naturale, petrolio e relativi derivati), risultato di trasformazioni della materia organica in varie forme di carbonio che si sono prodotte in milioni di anni, vanno rapidamente esaurendosi e non sono molti i casi in cui si è pensato di ricorrere seriamente a energie alternative rinnovabili: quella geotermica, che potremmo utilizzare su ampia scala anche in Italia - considerata la presenza sul nostro suolo di una notevole attività eruttiva, e memori dell’impianto realizzato già all’inizio del Novecento nella pisana Larderello, famosa per i suoi soffioni boraciferi - e è la prima fonte di rifornimento energetico in Islanda (si trova però nella californiana The Geysers la centrale più importante del mondo); quella eolica, la più antica fra le energie rinnovabili, che sfrutta la potenza del vento; quella fotovoltaica, assai poco concentrata e attualmente molto più costosa degli idrocarburi - fra i cui vantaggi vi è proprio la «compattezza», che restituisce alti valori in termini di rapporto fra energia e volume -, ma per l’importante proprietà di riconvertire in energia termica o elettrica il calore emanato dal sole in grado di rivelarsi un’importante scommessa per il futuro; quella mareomotrice, ricavata dagli spostamenti della massa d’acqua prodotta dal fenomeno delle maree (l’esperimento più noto e interessante è l’installazione di un apposito impianto in Bretagna, fra Saint-Malo e Dinard, addirittura degli anni Sessanta); quella generata dai biocombustibili, vari prodotti vegetali (mais, soia, barbabietole, ecc.) che già alcuni paesi, come il Giappone e gli Stati uniti, coltivano ad hoc per produrre quantità contenute di energia elettrica.



Un mondo che si trovasse improvvisamente a mancare delle fonti energetiche fossili dovrebbe rinunciare agli spostamenti in auto e in treno, in nave e in aereo, non potrebbe più illuminare né riscaldare modernamente le proprie abitazioni (negli Stati uniti il 50 per cento circa dell’energia elettrica dipende dal carbone), nelle quali i comuni elettrodomestici smetterebbero di funzionare, non avrebbe più la possibilità di utilizzare macchinari nel lavoro industriale e agricolo, cesserebbe di comunicare e trasmettere informazioni a enormi distanze grazie alle nuove tecnologie; tornerebbe, in una parola, a condizioni premoderne.



Un rischio paventato da molti, ma agli occhi del giornalista e attivista politico inglese George Monbiot anche una preziosa occasione per giocare intelligentemente d’anticipo. Se vogliamo combattere il riscaldamento globale in modo serio, sostiene nel suo recentissimo Calore - più di quanto non abbia proposto di fare Al Gore, premio Nobel per la pace -, lasciamo a casa l’automobile e preferiamole i mezzi pubblici di trasporto o andiamo in bicicletta o a piedi, facciamo i nostri acquisti direttamente da casa (via internet), isoliamo termicamente le nostre abitazioni trasformandole in ecologiche passivhouses, evitiamo di oltrepassare la soglia fissata da futuri, lungimiranti governi per il consumo energetico (gli eccessi ricadrebbero sulle nostre tasche), teniamoci alla larga dai supermercati e torniamo all’autoproduzione e all’autoconsumo della sana e ritirata vita di campagna di una volta; il global warming potrebbe altrimenti segnare la nostra prossima fine: «se entro il 2030 i paesi ricchi non taglieranno le emissioni di anidride carbonica del 90 per cento la temperatura salirà di 2 gradi. E 2 gradi è la classica goccia che fa traboccare il vaso: oltre, i principali ecosistemi iniziano a impazzire». Al bando soprattutto gli spostamenti in volo, praticamente inutili e sempre più inquinanti per l’aumento del traffico aereo; pensiamo soltanto, ha osservato Monbiot, che ciascuno dei passeggeri di un volo da Londra a New York produce mediamente una quantità di CO2 (1,2 tonnellate) equivalente all’energia che dovrebbe consumare in un anno se il suo paese decidesse di ridurre del 90 per cento le emissioni del micidiale biossido di carbonio.



Intanto amministratori lungimiranti tentano strade «creative» per risolvere il problema energetico; incentivando per esempio lo sfruttamento della «energia grigia», quella necessaria per realizzare un qualunque manufatto: un edificio di cinque piani o una bottiglietta di Coca Cola. Se si rispolverasse il «vuoto a rendere», si bandissero finalmente i sacchetti della spesa in plastica, si sostituissero materiali da costruzione a basso tasso di energia grigia (il legno) a altri che ne richiedono molta di più (il cemento) potremmo forse sperare di tenere testa anche alle alleanze perverse: l’ultima, per tornare al nucleare, è quella fra l’oncologo Umberto Veronesi e il cardinale Renato Raffaele Martino. Il primo ha scritto su Repubblica che sposare l’atomo è una scelta «inevitabile» e che l’energia nucleare è «una fonte non inquinante e sicura dal punto di vista degli effetti sulla salute»; il secondo, in un’intervista a Radio Vaticana, ha dichiarato: «Poste le esigenze della massima sicurezza per l’uomo e per l’ambiente, e sancito il divieto dell’uso ostile della tecnologia nucleare, perché precludere l’applicazione pacifica della tecnologia nucleare?» Non bastava la rinnovata Santa alleanza fra trono e altare… Le vie del Signore sono davvero infinite.

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