domenica 22 giugno 2008

Il Tar blocca la nuova base Usa Sospeso l’inizio del cantiere

IL CASO DAL MOLIN.
Il Tar blocca la nuova base Usa Sospeso l’inizio del cantiere
Gian Marco Mancassola
Sabato 21 Giugno 2008 IL GIORNALE DI VICENZA

Clamorosa ordinanza del tribunale amministrativo, che accoglie la richiesta contenuta nel ricorso presentato dal Codacons e da alcuni vicentini

Contestato il nulla osta verbale di Prodi I giudici: «Rischio di danneggiamento delle falde. Forte impatto sull’ambiente»

Il Tar blocca la Ederle 2. Il colpo di scena si è materializzato ieri mattina, quando si sono diffuse le prime notizie sull’ordinanza decretata dalla prima sezione del tribunale amministrativo del Veneto presieduta da Bruno Amoroso. «Appare opportuno - si legge nel documento - sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati, inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del Comune di Vicenza competenti in materia di edilizia e urbanistica». Viene così accolto il ricorso presentato nel settembre 2007 dal Codacons, dall’Ecoistituto Veneto e da alcuni vicentini, fra cui Giancarlo Albera, portavoce del Coordinamento dei comitati che si battono contro il Dal Molin a stelle e strisce. «È una sentenza coraggiosa. È Davide contro Golia», sintetizza soddisfatto il sindaco Achille Variati, che guadagna così tempo per imbastire il referendum di ottobre. «Faremo ricorso al Consiglio di Stato», è il lapidario annuncio del ministro della Difesa Ignazio La Russa.
IL NULLA OSTA. I primi rilievi dei giudici veneziani puntano l’indice contro la scarsa documentazione offerta dal ministero della Difesa. In particolare, finiscono nel mirino l’autorizzazione firmata dal direttore generale del ministero Ivan Felice Resce il 17 luglio 2007 e il nulla osta concesso dal premier Romano Prodi il 16 gennaio 2007.
«Tale atto di consenso - scrive il Tar - che risulta espresso soltanto oralmente, appare estraneo ad ogni regola inerente alla attività amministrativa e assolutamente extra ordinem, tale da non essere assolutamente compatibile con l’importanza della materia trattata e con i principi tradizionali del diritto amministrativo e delle norme sul procedimento, in base ai quali ogni determinazione deve essere emanata con atto formale e comunque per iscritto».
E dal momento che l’unico atto cartaceo è firmato da un dirigente, questa è la considerazione del Tar: «L’assenso del Governo italiano risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del ministero della Difesa, al di fuori di qualsiasi possibile imputazione di competenze e di responsabilità ad esso ascrivibili in relazione all’altissimo rilievo della materia».
IL BANDO DI GARA. Il provvedimento ravvisa «numerosi altri profili di illegittimità del procedimento svolto, alla luce della normativa nazionale e altresì europea». Viene quindi rilevato che «è stata contestualmente autorizzata la pubblicazione del bando di gara, peraltro attualmente già esperito, senza che consti il rispetto delle normative europee ed italiane in materia di procedure ad evidenza pubblica per la assegnazione di commesse pubbliche e comunque senza alcuna giustificazione circa la praticabilità di legittime deroghe in ricorrenza dei necessari presupposti».
INCIDENZA AMBIENTALE. L’ordinanza sottolinea anche l’ambiguità della Vinca, la valutazione di incidenza ambientale, richiesta dal momento che l’aeroporto è inserito nel “Bosco di Dueville”, un sito di rilevanza comunitaria. Ebbene, non è chiaro se il parere sia stato formulato relativamente al lato est, dove inizialmente avrebbe dovuto essere costruita la caserma, o al lato ovest, dove è stato trasferito il progetto su indicazione del commissario straordinario Paolo Costa. «Sussistono gravi dubbi - si legge nel provvedimento - circa la conferenza e la riferibilità della Vinca rilasciata dalla Regione. Il pregiudizio lamentato appare configurabile anche in ordine all’impatto del consistente insediamento (e della connessa antropizzazione) sulla situazione ambientale, del traffico, dell’incremento dell’inquinamento e in ordine al rischio di danneggiamento ed alterazione delle falde acquifere. Infine, manca ogni riscontro di avvenuta consultazione della popolazione interessata secondo il disposto del “ memorandum “ depositato».
I RICORRENTI. Grande soddisfazione viene manifestata dai ricorrenti. «Abbiamo avuto ragione nel perseguire la strada della battaglia legale - commenta Albera - per chiedere giustizia, trasparenza, per ottenere la consegna di documenti che ci sono stati negati per tutti questi anni». Ad Albera fa eco Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «È una vittoria di tutti i cittadini». FERMI TUTTI PER ORA
Il Tribunale amministrativo di Venezia ha stabilito che «appare opportuno - allo stato - sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati, inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento (cioè la base Usa nell’area Dal Molin), e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del Comune di Vicenza competenti in materia di edilizia e urbanistica».
Il Tar quindi per questi motivi «accoglie la suindicata domanda di sospensione

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