giovedì 26 giugno 2008

I furbetti della Grande Mela

I furbetti della Grande Mela

di Matteo Bosco Bortolaso

Il Manifesto del 21/06/2008

Dopo la retata di giovedì dell'Fbi, si allarga l'inchiesta sulle truffe

A Wall Street si respira aria pesante. L'estate newyorchese è umida, soffocante e pronta al peggio. La borsa, ieri, è partita male, con il Dow Jones rapidamente sceso sotto i 12 mila punti e gli indici di riferimento in perdita. Ma nel venerdì del Financial District si è parlato anche di altre grane - quelle giudiziarie - dei furbetti della Grande Mela.
Ralph Ciotti e Matthew Tannin, due ex manager della Bear Stearns, sono stati arrestati giovedì con l'accusa di aver frodato i loro clienti con i famigerati fondi di speculazione. Il dramma dei mutui made in Usa, insomma, si trasferisce nelle aule di tribunale, mentre l'Fbi annuncia numeri da capogiro della sua maxi-indagine sui «malicious mortgage» apertasi lo scorso marzo. Finora i condannati sono 173, mentre sono state arrestate 283 persone su un totale di 406 incriminati. Un vero e proprio esercito, quello dei furbetti di Manhattan con il colletto inamidato e l'ufficio che si affaccia sul cratere di Ground Zero.
L'Fbi starebbe indagando su 19 grandi società, incluse banche d'investimento, agenzie di rating e hedge fund, come quelli gestiti dai due imputati eccellenti. Gli stati più colpiti da questo tipo di attività illecita sono Florida, Texas, New York, Ohio e Illinois. In alcuni casi - spiega l'Fbi - le frodi sui mutui sono collegate a bande e casi di droga, in quanto rappresentano un meccanismo per il riciclaggio di denaro.
A Chicago le autorità hanno incriminato 67 persone per frode fra agenti immobiliari, costruttori e avvocati. «Questo tipo di crimini ha fatto sì che le banche e le società finanziarie si adoperassero per stringere gli standard di credito», sottolinea Patrick Fitzgerald, procuratore di Chicago.
Ma il caso sulla bocca di tutti gli operatori degli ambienti finanziari, ieri a New York, era quello degli arresti alla Bear Stearns. Gli investigatori, come accade in Italia, hanno tratteggiato i due imputati attraverso le intercettazioni. Ma negli Stati Uniti il principe dei mezzi di comunicazione, più che il telefono, è l'e-mail.
I giornali americani di ieri ospitavano i dialoghi elettronici dei due imputati, in prima pagina. La ricostruzione degli inquirenti inizia nel febbraio del 2007. Cioffi e la sua squadra festeggiano il lucroso mercato dei fondi di speculazione con un giro di vodka. Il mercato va bene, i soldi sono facili. Una sbornia. Ci si sveglia a marzo e le cose vanno male. Cioffi scrive: «Ho mal di pancia per la nostra performance di questo mese». Anche Tannin è preoccupato, probabilmente si rende conto dell'abisso che ha di fronte. «Non siamo diciannovenni in Iraq», lo rimprovera il collega con un'email. L'altro, quasi incredulo, gli scrive: «Non ci crederai, sono riusciuto a convincere altre persone ad aggiungere soldi».
Questi i testi sui Blackberry - i cellulari con cui si possono leggere le e-mail - degli uomini di Bear Stearns. I quali, tre giorni dopo, dipingevano un'immagine ben più rosea di fronte ai loro clienti. Ma in aprile gli investitori cominciano ad innervosirsi. Uno chiede ritirare 57 milioni di dollari. Cioffi lo rassicura: «Io stesso ho messo 8 milioni, non c'è da preoccuparsi». Ma la situazione, verso la fine del mese, precipita. Un rapporto dalle tinte fosche prospetta quel che poi è accaduto. Tannin, all'alba di una domenica mattina, è sconvolto: «Il mercato va dannatamente male». Qualcosa che il manager non poteva permettersi di scrivere sull'e-mail della Bear Stearns, sottolineano gli investigatori. Tannin aveva quindi spedito una missiva elettronica privata, alla moglie di Cioffi. Qualche giorno dopo, il 25 aprile, i due parlano di fondi in «gran forma» in una conference call con gli investitori. Ma, secondo la ricostruzione degli investigatori, la frittata è ormai fatta. Poco prima del collasso dei fondi, Cioffi scrive un'altra email: «Ho sciacquato trent'anni di carriera giù nella fogna». Giovedì gli arresti. Da Wall Street alla corte federale di Brooklyn, dopo manette e impronte digitali di rito. Edward J. Little, avvocato di Cioffi, difende il suo cliente spiegando che «ha perso i soldi esattamente nella stessa maniera dei suoi investitori». «Il fatto che i suoi fondi siano stati i primi a perdere lo può rendere un obiettivo facile - continua l'avvocato - ma non vuol dire che abbia fatto qualcosa di sbagliato». I legali respingono le accuse, ma i loro assistiti rischiano parecchio. Tannin potrebbe avere 20 anni per frode e complotto, Cioffi 40 perché su di lui grava anche l'accusa di insider trading.
I due manager non hanno avuto problemi a pagare le cauzioni, rispettivamente 4 milioni per Cioffi e 1,5 milioni per Tannin. Per sborsare i soldi hanno dovuto ipotecare le loro case: la villa in New Jersey e i terreni in Florida di Cioffi e l'appartamento di Manhattan di Tannin.

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