giovedì 17 aprile 2008

Speculazione finanziaria e cibo come merce. Ecco i perché dell'emergenza alimentare

Speculazione finanziaria e cibo come merce. Ecco i perché dell'emergenza alimentare

di Sabina Morandi

Liberazione del 15/04/2008

Prima di tutto non è affatto vero che sono «gli elevati prezzi dell'energia» a far crescere il costo del cibo come ha sostenuto ieri Mario Draghi. Un raddoppio del prezzo in due giorni, com'è avvenuto col riso, non si può ottenere soltanto caricando la bolletta dei trasporti e nemmeno destinando parte delle terre ai biocombustibili, come sospettano gli ambientalisti.
Un'impennata del genere può essere soltanto frutto di una dinamica che Draghi conosce molto bene: la speculazione finanziaria alla quale sono stati legati i destini dei più poveri fra i poveri quando si sono voluti a tutti i costi aprire i mercati e trattare il cibo come una merce fra le altre.
Ma procediamo con ordine.
Dopo l'allarme lanciato ieri dal governatore della Banca d'Italia c'è stato quello di Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, che si è presentato in conferenza stampa con in mano un filone di pane. L'idea era di ricordare quel miliardo di persone che ancora sopravvivono con meno di un dollaro al giorno e per i quali gli ultimi aumenti equivalgono a una condanna.
Le ultime notizie sul fronte del cibo dicono infatti che il costo degli alimenti di base - come il riso, il mais, il latte, il grano e la soia - sta diventando proibitivo soprattutto in quei paesi che hanno preso per buoni i dettami del Wto (da cui proviene Zoellick) rinunciando all'autosufficienza alimentare per aprirsi alle meraviglie del mercato globale. Quello stesso mercato che sta spingendo in alto i prezzi con velocità allarmante: il riso è aumentato del 75 per cento negli ultimi due mesi, il grano è aumentato del 120 per cento nell'ultimo anno. In paesi come lo Yemen una famiglia media spende più di un quarto delle sue entrate solo per comprare il pane.
Anche le stime del Fondo monetario sono allarmanti: dalla fine del 2006 i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti del 48 per cento a livello globale mentre (dati Ocse) gli aiuti dei paesi ricchi diminuivano dell'8,4 per cento per il secondo anno consecutivo.
A livello nazionale si registrano aumenti anche più forti: in Sudan il grano è aumentato del 90 per cento, in Armenia del 30 per cento e in Senegal è più che raddoppiato. In Uganda il mais costa il 65 per cento in più, mentre in Nigeria è raddoppiato il prezzo del miglio e nelle Filippine è cresciuto dell'80 per cento in un anno il prezzo del riso, alimento base per metà dell'umanità.
Rivolte del pane sono già scoppiate in Egitto, Camerun, Costa d'Avorio, Mauritania, Etiopia, Madagascar, Filippine e Indonesia, e quasi ovunque i rispettivi governi hanno risposto con la repressione.
Ma le crisi, si sa, sono occasioni proficue per alcuni. La Banca Mondiale, che invita i paesi donatori a mettere mano al portafoglio, ha stanziato un pacchetto d'emergenza di dieci milioni di dollari per Haiti ma ha già annunciato che il grosso della sua iniziativa verterà su di una nuova valanga di prestiti per l'agricoltura africana (si parla di 100 milioni) anche se non è dato sapere se questi soldi arriveranno ai piccoli agricoltori - che con l'agricoltura di sussistenza potrebbero dare una mano ai consumatori poveri - o se pioveranno sulle grandi aziende votate all'export come raccomanda la Banca, così da rendere i paesi poveri ancora più dipendenti dalle importazioni.
Naturalmente è subito partita la solita campagna pro-organismi geneticamente modificati - che "sfameranno il mondo", come la lobby biotech promette da vent'anni - mentre i guardiani della fede liberista implorano i governi di non bloccare le esportazioni per rimpinguare le scorte nazionali, ai minimi storici in quasi tutti i paesi.
Resta il fatto che gli autorevoli economisti riuniti a Washington hanno fatto finta di ignorare che la vera causa della crisi è, appunto, una dinamica speculativa, che si è creata quando i capitali sono fuggiti dal mercato immobiliare per paura dei mutui facili e si sono messi a caccia di altre occasioni di profitto, come i titoli legati alle materie prime alimentari e non - da cui l'impennata di petrolio e oro. Scommettendo sui prezzi futuri di soia, mais e grano, questa enorme massa di liquidità ha inciso sul prezzo di oggi, facendolo aumentare con una velocità che non ha alcun aggancio con l'economia reale della domanda e dell'offerta (per non parlare dei costi di produzione o di distribuzione).
Insomma: giocando con i fiammiferi negli uffici di Wall Street i traders hanno provocato un incendio di dimensioni globali. Come rimediare? La cosa dovrebbe essere abbastanza semplice visto che il mercato azionario ha i suoi meccanismi di compensazione che servono proprio a impedire rialzi o ribassi sospetti o troppo destabilizzanti per l'economia reale. Come si fa con il titolo di un'azienda quando comincia a fluttuare troppo pericolosamente, basterebbe sospendere i futures alimentari per eccesso di rialzo: i capitali speculativi si sposterebbero altrove mentre la maggior parte della popolazione della terra potrebbe avere qualche speranza di continuare a nutrirsi dignitosamente.
Sarebbe un brutto segnale per i mercati? Ma c'è segnale peggiore di una carestia globale?

Nessun commento: