giovedì 17 aprile 2008

Bush: «Approvai io le torture»

Bush: «Approvai io le torture»

di Matteo Bosco Bortolaso

Il Manifesto del 13/04/2008

Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush sapeva che i suoi più stretti consiglieri discutevano delle torture da infliggere ai prigionieri sospettati di terrorismo. E diede il via libera. «Beh, cominciammo a unire i punti per proteggere il popolo americano - ha detto venerdì, in un'intervista esclusiva alla corrispondente della Casa Bianca della tv Abc, Martha Raddatz - e sì, sono a conoscenza del fatto che la nostra squadra per la sicurezza si incontrava per discuterne. E io approvai».
Il presidente dunque sapeva approvò. La Abc racconta di aver parlato con diverse fonti dell'amministrazione, che hanno illustrato nei dettagli le riunioni del National Security Council, il consiglio per la sicurezza nazionale del governo di Washington: l'appuntamento era nella cosiddetta Situation Room della Casa Bianca, i partecipanti erano i cosiddetti principals del consiglio, gli uomini più vicini al presidente. Erano il suo numero due, Dick Cheney, Condoleezza Rice (che come «esperta di sicurezza» coordinava i lavori), il ministro della difesa Donald Rumsfeld e l'allora segretario di Stato Colin Powell, oltre che il direttore della Cia George Tenet e l'allora ministro della giustizia John Ashcroft.
Le discussioni scendevano in macabri dettagli, tanto da dare il via libera ad interrogare che l'emittente descrive come «coreografati»: si specificava anche il numero di agenti della Cia che potevano utilizzare una certa tecnica. Tra queste c'era il famigerato waterboarding, la simulazione dell'annegamento, ma anche altre «tecniche rafforzate di interrogatorio». Le quali - trapela dalle fonti - potevano essere usate anche in maniera «combinata» se un sospetto terrorista non parlava.
I responsabili dell'amministrazione che hanno parlato con la Abc sottolineano che all'epoca «c'era grande preoccupazione per un nuovo attentato di al Qaeda» simile a quello contro le torri gemelle di New York e il Pentagono a Washington, l'11 settembre 2001. Secondo la ricostruzione, gli agenti della Cia che avevano catturato i sospetti terroristi avrebbero chiesto lumi su come agire in diversi casi: la richiesta sarebbe salita nella scala gerarchica dell'agenzia e dell'amministrazione, fino ad arrivare a Washington. Il primo caso è quello di Abu Zubaydah, catturato nella primavera del 2002 e quindi trasferito in una prigione segreta in Tailandia.
«La Cia voleva che noi firmassimo su ogni caso, ogni volta - racconta una delle fonti - dicevano "abbiamo questo e quest'altro, questo è il piano". Ad ogni discussione, tutti i principals approvarono. La Rice e Powell avrebbero condiviso qualche preoccupazione per le scelte politiche di cui erano artefici, ma Condoleezza avrebbe detto alla Cia: "This is your baby. Go do it" (un via libera alquanto colorito). Nonostante i ripetuti sì, una volta si alzò una voce di protesta, quella dell'ex ministro della giustizia Ashcroft: "Perché stiamo parlando di queste cose alla Casa Bianca? La storia non lo giudicherà con gentilezza». Profetiche e inascoltate parole.
La tv ha cercato di contattare i protagonisti degli incontri nella situation room, ricavando ben poco: soltanto Colin Powell ha risposto, limitandosi ad un «non ricordo, abbiamo avuto molte riunioni su come trattare i sospetti di terrorismo, ma non abbiamo mai discusso di cose che non fossero legali». Questo è un punto sul quale battono molti responsabili dell'amministrazione Bush: «Quello che abbiamo fatto - dicono - è legale». Lo stesso presidente, rispondendo alle domande della Abc, ha difeso l'uso del waterboarding contro Khalid Sheikh Mohammad, conosciuto anche come KSM o «la mente dell'11 settembre». «Avevamo le opinioni legali (un documento tecnico ndr) per farlo - ha detto Bush alla tv - e no, non ho avuto alcun problema a scoprire quello che Khalid Sheikh Mohammad sapeva». Il problema è che le cosiddette «opinioni legali» sono state scritte dalla stessa amministrazione, per autorizzare tecniche che secondo molti esperti violano la convenzione di Ginevra contro la tortura. Un documento segreto che risale all'agosto 2002, ad esempio, viene chiamato «lo scudo dorato» della Cia, perché dà il via libera formale e legale alle cosiddette «tecniche rinforzate». Molti conservatori a stelle e strisce ne fanno addirittura un vanto: sui siti vicini alle loro posizioni si possono acquistare le t-shirt con scritto «preferisco il waterboarding».

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