mercoledì 31 dicembre 2008

Silwan, re David non abita più qui

Silwan, re David non abita più qui

di Michele Giorgio

Il Manifesto del 21/11/2008

Un'impresa immobiliare finanziata da un milionario americano sponsorizza il parco archeologico di re David. Per fargli spazio vengono abbattute le case palestinesi «illegali», mentre altre sono acquistate dai coloni. E il nuovo sindaco Barkat ha già promesso una raffica di demolizioni

È stata una ruspa a mettere a tacere le proteste dei coniugi al Kurd, espulsi il 10 novembre dalla casa dove la famiglia aveva vissuto per 50 anni. Sotto lo sguardo stanco ma non rassegnato di Fawziya al Kurd, sorda agli slogan di decine di palestinesi e pacifisti internazionali e israeliani e protetta da schiere di agenti di polizia, l'altro ieri una gigantesca pala meccanica ha strappato le tende dal giardino dell'abitazione dove negli ultimi giorni si erano concentrate le manifestazioni contro il blitz dei coloni israeliani nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah.
Poi la macchina ha cominciato a spianare il terreno, per renderlo edificabile. La Corte Suprema israeliana ha sentenziato che prima della nascita d'Israele l'area, compreso l'appartamento degli al Kurd, era appartenuta a ebrei e ha accertato che ora è regolarmente registrata a nome di un'associazione religiosa ebraica. «Piena legalità» assicurano i giudici, che però non verificano la proprietà originaria di centinaia di case nella zona ebraica di Gerusalemme, ora abitate da israeliani, ma che prima del 1948 appartenevano a palestinesi espulsi o costretti a fuggire.
Sheikh Jarrah, che ospita la tomba del rabbino santo Shimon, è solo uno dei capitoli dell'offensiva lanciata nel settore palestinese della Città santa dai settler israeliani, che la scorsa settimana hanno festeggiato l'elezione del sindaco Nir Barkat, un «indipendente» di destra che in campagna elettorale aveva promesso demolizioni a raffica di case arabe «illegali» e la costruzione di una nuova colonia alla periferia della Gerusalemme palestinese. L'obiettivo principale delle organizzazioni di destra rimane Silwan, ai piedi della città vecchia, sotto il Muro del Pianto e la Spianata delle moschee. È questo il terreno preferito dai coloni impegnati nella lenta «riconquista» della zona araba.
«Benvenuti nella città di David», recita una scritta sull'edificio costruito alla fine della strada che gira intorno alle mura antiche e porta all'ingresso di Silwan. Qui un tempo sorgeva una casa palestinese, occupata dai coloni all'inizio degli anni '90: ai proprietari, si disse, un palestinese offrì una somma enorme per poche decine di metri quadrati e, una volta entrato in possesso dell'abitazione, la girò subito ai coloni israeliani. Oggi è il punto di partenza del cosiddetto «Parco archeologico di re David».
L'inizio è stato lento ma, grazie a un'astuta operazione pubblicitaria svolta in particolare negli Stati Uniti, il «parco archeologico di re David» lo scorso anno è stato visitato da oltre 300mila turisti. Pochi mesi fa i coloni hanno organizzato a Silwan persino un concento, con il cantante Shlomo Gronich, ex pacifista passato a destra.
A finanziare il progetto «archeologico» è la Elad, misteriosa quanto ben sponsorizzata (dal milionario americano Irwin Moskowitz) «impresa immobiliare» che dal 1980 percorre tutte le strade possibili per prendere possesso, attraverso atti ufficiali ma anche acquisizioni dalla dubbia legalità, del maggior numero di abitazioni in un quartiere palestinese densamente popolato (oltre 40mila abitanti). Lo scopo è quello di «riprendere» il controllo - dopo 3mila anni - di un'area che, secondo la tradizione biblica, ospitò re David. A dare una mano ci sono l'Autorità per le antichità e, soprattutto, il Comune di Gerusalemme che, proprio di recente, ha riavviato le demolizioni di abitazioni abusive - le ultime due appena qualche giorno fa - nel rione di al Bustan, seguendo un programma approvato nel 2005 che prevede la distruzione di 88 case palestinesi.
«Il comune parla di case illegali, ma non risponde all'accusa di non concedere permessi edilizi ai palestinesi che, per questa ragione, sono costretti a costruire abusivamente», spiega Meir Margalit, consigliere comunale del Meretz ma più conosciuto come attivista di Icahd, il comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi.
«A Silwan si corre il pericolo di vedere quelle 88 case effettivamente tutte demolite, poco alla volta, non tutte insieme, per non fare clamore ed evitare possibili proteste internazionali - aggiunge Margalit -. La Elad e i coloni ormai sono decisi ad andare sino in fondo e godono di finanziamenti ingenti e forti appoggi politici. Potrebbero causare la più ampia demolizione di case arabe dal 1967, quando il Comune fece abbattere il quartiere palestinese di Mugrabi (nella città vecchia, ndr) per allargare la spianata del Muro del Pianto».
Silwan offre un terreno fertile per i programmi dei coloni, perché è una zona d'indubbio valore storico, archeologico e religioso. In quest'area, ad esempio, si trovano la Piscina di Siloam, la Sorgente di Gihon, il Tunnel di Hezekiah e il famoso condotto di Warren che, a voler dar credito alla tradizione religiosa, venne usato da Joab, emissario di re David, per penetrare all'interno di Gerusalemme.
Luoghi suggestivi e che vengono citati a ripetizione dalle guide della Elad per giustificare, agli occhi dei turisti, la «riconquista» di Silwan a danno dei palestinesi descritti come degli intrusi. A dare ulteriore validità all'impresa dei coloni ci pensa l'archeologa Eilat Mazar, al lavoro da anni in quell'area, secondo la quale i reperti confermano, senza ombra di dubbio, che re David aveva realmente il suo palazzo a Silwan.
Una tesi che lascia freddi altri esperti israeliani come il professor Rafi Greenberg, dell'Università di Tel Aviv, che negli anni '70 aveva scavato nell'area del parco archeologico. Nel 1998, peraltro, la stessa Università Ebraica di Gerusalemme si era rivolta alla Corte Suprema per impedire alla Elad di continuare le sue iniziative a Silwan. «Vogliono usare l'archeologia biblica per conquistare consensi e giustificare l'espulsione dei palestinesi», protesta Yonatan Mizrachi, un archeologo israeliano che ha abbandonato l'Autorità delle antichità e ora organizza tour alternativi a quelli della Elad.
«I coloni operano da anni contro le regole della nostra professione, si limitano a portare alla luce i reperti che ritengono utili per la loro agenda politica e minimizzano tutto il resto», spiega Mizrachi che poi aggiunge: «a Silwan non è mai stata trovata la prova definitiva della presenza di re David e se un giorno verrà alla luce la scritta «Benvenuti al palazzo di re David» ciò comunque non potrà giustificare l'espulsione di migliaia di palestinesi da Silwan».
I coloni tuttavia proseguono per la loro strada, consapevoli degli importanti appoggi di cui godono a ogni livello, soprattutto quando i loro progetti riguardano Gerusalemme. In questi ultimi anni hanno acquistato o occupato varie abitazioni arabe e la bandiera israeliana sventola ora su non pochi tetti di Silwan. E le strette misure di sicurezza che seguono inevitabilmente all'arrivo di coloni in aree densamente popolate da palestinesi, complica non poco la vita dell'interno quartiere, costretto anche a fare i conti con immensi ingorghi di auto causati il più delle volte dai movimenti e dai controlli delle guardie di sicurezza.
«Abbiamo telecamere ovunque, che ci osservano giorno e notte - racconta Jawad Siyam, un abitante palestinese - in qualsiasi momento possiamo trovare una guardia dei coloni sull'uscio di casa. Una volta a Silwan c'erano campi e giardini dove da bambino andavo a giocare con i miei amici, ora sono quasi tutte aree proibite». In nome della riconquista della città di re David.

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