mercoledì 31 dicembre 2008

Disertori a stelle e strisce. I renitenti Usa cercano asilo nel Canada

Disertori a stelle e strisce. I renitenti Usa cercano asilo nel Canada

di Lorenzo Tondo
Il Manifesto del 22/11/2008

Fuggono dalla guerra in Iraq. Centinaia di riservisti passano il confine per non combattere. Ma Ottawa non concede loro l'asilo, per paura di tensioni diplomatiche con il potente vicino. E loro rischiano l'espulsione e la pena di morte

Li chiamano Absent Without OfficialLeave, «assenti senza permesso ufficiale», e dall'inizio della guerra in Iraq sono diventati un vero e proprio grattacapo per il Ministero della Difesa statunitense. Sono i disertori che, a quarant'anni di distanza dalla guerra del Vietnam, hanno ripreso a marciare in massa verso il Canada, storica terra d'asilo dove tra gli anni '60 e '70 migliaia di giovani americani trovarono rifugio e una via di fuga dall'obbligo della leva.
Fra loro c'è l'ormai ex sergente Phil McDowell che qui arrivò nel marzo 2005 con la moglie e un bagagliaio pieno di vestiti per l'inverno. Le autorità gli danno la caccia da allora, quando Phil, in missione in Iraq con la Prima cavalleria, decise di strapparsi di dosso stellette e uniforme di un'America in cui non si riconosceva più. Per l'esercito del suo paese il soldato McDowell è un traditore della patria e come tutti i traditori il suo destino è appeso al giudizio della corte marziale.
«Decisi di arruolarmi nell'esercito subito dopo l'11settembre - racconta Phil - e a febbraio del 2004 fui spedito a Baghdad. Ci avevano convinto che Saddam nascondeva da qualche parte armi di distruzione di massa». Il suo compito era quello di guidare i convogli che trasportavano i soldati di città in città. «Un giorno mi ordinarono di speronare con il mio veicolo ogni mezzo civile che mi trovavo davanti - ricorda Phil - Disobbedii e mi spedirono in un villaggio sperduto dove vidi con i miei occhi prigionieri iracheni, colpevoli di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, trattati come animali, chiusi al freddo senza acqua né cibo e con un sacco nero in testa».
Tornato negli Stati uniti e costretto - due anni dopo, nell'ottobre 2006 - a ripartire per un'altra missione in Iraq, il sergente McDowell decise di disertare, commettendo un reato ancora oggi punibile con la pena di morte.
Incontriamo Phil in un'ex acciaieria nel quartiere di China Town, dove ogni settimana due generazioni di disertori si confrontano attorno a un grande tavolo. La sala è gremita. Ci sono vecchi veterani del Vietnam, con lunghi capelli bianchi e cappellini da baseball, che sbraitano per la mancanza di fondi per loro, donne sulla sessantina che discutono animatamente con alcuni legali e poi tanti, tantissimi giovani. Tra di loro una decina di esuli di guerra. È il quartier generale dei War Resisters, un'associazione progressista che da 20 anni si batte per difendere i diritti dei disertori.
Lee Zalosfky, coordinatore dell'associazione e disertore della guerra in Vietnam, è visibilmente preoccupato: le spese legali hanno prosciugato le casse e quasi tutte le nuove richieste d'asilo sono state rigettate dall'Ufficio Immigrazione. Lee, un omone sulla cinquantina con un grosso baffone biondastro e un paio di bretelle nere, spiega che nonostante il 64% dei canadesi sia favorevole alla concessione dell'asilo per i disertori di guerra (Angus Reid poll), una parte della popolazione comincia a chiedersi se sia giusto accogliere le richieste d'asilo dei soldati americani che vestono volontariamente l'uniforme. Attirati da assistenza sanitaria gratuita e 1600 dollari al mese, oggi i giovani americani scelgono in massa di entrare volontariamente nell'esercito. Una decisione, però, dalla quale è difficile tornare indietro. Tra il 1964 e il 1975 furono oltre 55mila i soldati che disertarono la guerra. E se durante il Vietnam rischiavano al massimo il carcere, oggi per chi diserta l'Iraq o l'Afghanistan il codice militare prevede la pena di morte.
In Canada è opinione diffusa e supportata dai media che dietro i rifiuti dell'Ufficio Immigrazione si nasconderebbero in realtà delle preoccupazioni diplomatiche. Se infatti le richieste di asilo politico di questi giovani saranno accolte, saranno in migliaia i disertori che passeranno il confine, forti del fatto che al di là dei Grandi Laghi c'è una terra pronta a dar loro rifugio. Un tradimento intollerabile da parte del più vicino degli alleati: uno scenario imbarazzante per Washington. Tra i falchi della Casa Bianca c'è già chi reclama sanzioni contro Ottawa, che negli ultimi 20 anni si è guadagnata l'appellativo di «Canadukistan sovietico», pronto a passare dalla parte del nemico nella lotta al terrorismo.
Sono lontani i tempi in cui Lyndon B. Johnson tentò di strozzare l'allora primo ministro canadese e Premio Nobel per la pace, Lester Pearson, che si rifiutava di prendere parte alla guerra in Vietnam.
Oggi il Primo ministro canadese Stephen Harper, rieletto lo scorso 14 ottobre alla guida di un ennesimo governo di minoranza, ha fortemente voluto la presenza militare canadese in Afghanistan ed è un dichiarato sostenitore del conflitto in Iraq. E non è un caso, secondo le organizzazioni pacifiste, che il numero delle richieste d'asilo rigettate dal governo canadese sia considerevolmente aumentato sotto la sua amministrazione, nonostante qualche mese fa il Parlamento abbia votato per concedere la residenza permanente a tutti i militari americani che fuggono dall'Iraq. «È molto semplice. - spiega Lee - Il governo Harper è un governo di destra, in sintonia con l'amministrazione Bush. Sono favorevoli alla guerra e meno inclini ad accogliere le richieste d'asilo dei disertori. Vogliono fare del Canada una nazione guerrafondaia. «Siamo amici degli Stati uniti e dobbiamo combattere al loro fianco. Ecco tutto».
Intanto, per far fronte all'ondata degli Absents, l'esercito americano è alle prese con la riorganizzazione delle strutture che si occupano di loro. Garrett Riotte, un disertore di 18 anni, racconta che nei Marines avevano creato una squadra denominata «The Chasers» (i cacciatori) con il compito di arrestare i soldati sospettati di diserzione. «Alla giustizia militare americana non si sfugge», aggiunge Lee. Questo i disertori lo sanno. Jerry Texiero fu uno dei primi soldati americani a lasciare il Vietnam. Si era dato disertore dalla base di Barstow in California nel lontano 1965. Lo acciuffarono nel 2005 a Tarpon Springs dove lavorava in una società nel settore navale sotto il falso nome di Jerome Conti. «Tutto questo è imbarazzante per Washington. Catturare un uomo per diserzione dopo 40anni è ridicolo! - dice Lee- Queste notizie non aiutano chi ci governa. Negli Stati uniti la gente ha perso la fiducia nella politica. Quando si parla di Iraq in tv, gli americani cambiano canale...non importa più a nessuno. Noi tutti speriamo che con Obama le cose cambieranno. Non ha una bacchetta magica, ma dovrà tenere conto della gente che l'ha votato per la sua opposizione alla guerra».
Aslan Lamarche, un ex marine di 18 anni, è residente in Florida. Aslan ci teneva a dare il suo voto ai democratici e qualche giorno prima del 4 novembre si era presentato al consolato di Toronto chiedendo informazioni sul voto dall'estero. «Dovevi vedere le loro facce. - racconta Aslan- Mi hanno chiesto: "Ma tu non dovresti essere in Iraq? Uno degli uomini della sicurezza ha urlato dicendo: 'Hai disertato la guerra, ti sei opposto al tuo governo e poi reclami il diritto di votare! Vai a fanculo!'. Fortuna che mi trovavo dall'altra parte del cancello, anche se due uomini della sicurezza mi avevano invitato ad entrare. Volevano portarmi dentro». E sono tanti i disertori che per sfuggire all'arresto sono stati costretti a rinunciare al diritto di voto.
«Prima di gettar via l'uniforme, molti dei disertori votavano repubblicano ed erano degli strenui sostenitori delle guerre in Medio Oriente » spiega J. V., 20 anni, che dice di avere il telefono e la posta elettronica sotto controllo. «Oggi - assicura- i 5mila disertori americani sparsi in tutto il mondo hanno votato in massa per Obama».

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