giovedì 1 maggio 2008

«Ora moratoria per il Dal Molin»

«Ora moratoria per il Dal Molin»

di Orsola Casagrande

Il Manifesto del 30/04/2008

L'aria nuova di Vicenza Il giorno dopo la vittoria, il neosindaco del centrosinistra Achille Variati conferma quanto aveva promesso e annuncia un referendum sulla base Usa. E se i cittadini voteranno ne chiederà lo stop

C'è un'aria diversa a Vicenza il giorno dopo le elezioni che hanno portato sulla poltrona di sindaco Achille Variati. La sua vittoria è anche quella del popolo no Dal Molin. Si respira ottimismo, soddisfazione nella città del Palladio. Anche se tutti sono consapevoli che la battaglia contro la base è ancora agli inizi. Roma sembra lontanissima. Anche se già si fa sentire: Silvio Berlusconi dice di augurarsi che i cittadini vicentini dimostrino buonsenso. E se lo dice è comunque perché sa che la nuova base militare americana al Dal Molin è da lunedì pomeriggio più in forse che mai. Achille Variati il primo giorno da sindaco l'ha trascorso in mezzo alla gente, camminando, lasciandosi circondare da un abbraccio che è più che simbolico.
Sindaco, subito in piazza?
Sì, ho incontrato anche stamattina (ieri, ndr) i cittadini perché per me era molto importante capire, il giorno dopo. Credo che la chiave di interpretazione di questa vittoria, di questa incredibile rimonta, non stia nella logica degli schieramenti. Sono riuscito, credo, a mettermi in sintonia con i cittadini, a capire i loro problemi, le loro aspettative. Un sindaco in fondo per questo viene scelto e viene eletto, perché sta nel territorio ed è in sintonia con la città e chi la vive. Il centrosinistra oggi deve ripartire dai suoi uomini migliori per poter tornare a vincere e a governare il paese.
La sua posizione contro la base Usa al Dal Molin ha pesato non poco sul risultato. Il presidente Berlusconi chiede ai vicentini di dimostrare buonsenso.
Il presidente Berlusconi non si deve preoccupare: certo che i cittadini di Vicenza saranno di buonsenso, del resto quando mai questa terra non lo è stata. Ma essere di buonsenso non vuol dire essere disposti ad accettare tutto senza dialogo e senza informazione, che è invece quello che hanno cercato di fare imponendo alla città la nuova base militare americana al Dal Molin. I cittadini sono di buonsenso ma chiedono rispetto.
Una volta insediato dunque terrà fede agli impegni presi con la città sul Dal Molin? Lei aveva detto che avrebbe revocato la decisione della vecchia giunta.
Certo. I miei impegni sulla base americana sono chiari. I cittadini lo sanno e hanno apprezzato questa mia chiarezza. Ci sarà l'ordine del giorno che annullerà il precedente ordine emanato dalla giunta Hullweck, quindi il referendum e quindi la richiesta di moratoria sui lavori al governo italiano e agli Stati uniti.
Lei ha vinto anche perché, come ha sottolineato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, è espressione di un territorio, e quel territorio lo vive e lo conosce. Una lezione ulteriore per il centrosinistra.
Sono assolutamente d'accordo sul fatto che bisogna essere sul territorio. E poi penso che sia stato sbagliato far coincidere le elezioni politiche con quelle amministrative. Questa è stata una decisione dei palazzi, che io personalmente non condividevo e l'ho anche detto. A Roma devono pensarci bene, devono ripartire dalla dirigenza locale se vogliamo sperare di tornare a vincere, tornare a essere in sintonia con la città, con i territori. C'è stata purtroppo molta supponenza: non basta essere a Roma per sapere tutto. Non si può credere di sapere tutto. Bisognerebbe con un po' più di umiltà, cominciare a chiedere a chi ci vive nelle città, nei territori.
La stessa Lia Sartori, la sua avversaria, candidata del Partito delle libertà, è stata vissuta come qualcosa di estraneo, di calato dall'alto anche dagli stessi cittadini leghisti di Vicenza. Non a caso l'astensione è stata alta al ballottaggio.
Penso che Lia Sartori sia stata percepita sempre di più come l'esponente, la rappresentante del centrodestra. Io invece credo che più i giorni passavano più sono stato percepito come il sindaco di tutti i cittadini. Il sindaco dei vicentini. La ragione vera per cui la Lega in questo territorio prende molto credo sia da ricondurre al profondo distacco che c'è stato tra politica e cittadini. Inevitabilmente quando il divario aumenta i cittadini trovano una sponda al loro disagio anche in chi propugna argomentazioni populiste. Quando però incontrano una persona come me, in grado di ascoltare, recepire e impegnarsi in maniera semplice ma chiara e onesta su quelli che sono i loro problemi e le loro esigenze, allora sono anche disposti a lasciare questi discorsi populisti. Perché bisogna sempre ricordare che la politica è servizio. Non può essere solo gestione del pubblico o del potere. Chi vota Lega, io credo, vuole anche dare un segnale, vuole cioè dire che questa politica così lontana dalla gente non piace. Ripeto, il centrosinistra ha molto lavoro da fare per tornare a guadagnare la fiducia anche di chi non arriva alla fine del mese. Per farlo però deve cambiare, uscire da Roma, ascoltare i territori.

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