lunedì 23 febbraio 2009

Se la lotta al Muro si fa con i pacifisti israeliani

Se la lotta al Muro si fa con i pacifisti israeliani

Irene Ghidinelli Panighetti

Liberazione del 21/02/2009

E' venerdì, e come di consueto a Bil'in, villaggio palestinese a nord di Ramallah, c'è la manifestazione contro il muro organizzata dal comitato popolare, cui partecipano anche attivisti internazionali e Israeliani, e che ogni volta è repressa con violenza dall'esercito di Tel Aviv, che spara prima lacrimogeni e poi proiettili che di gomma hanno solo un sottile rivestimento sulla punta. Ma oggi è un appuntamento più significativo del solito, perché ricorre il quarto anniversario dell'inizio delle proteste nonviolente degli abitanti, i quali vogliono riavere i loro terreni agricoli, che il muro ha inglobato all'interno di due colonie illegali, illegali come tutte le colonie che continuano a sorgere in tutto il territorio della Cisgiordania. La recinzione era stata costruita nel 2003 e gli abitanti del villaggio avevano subito intentato una causa presso l'Alta Corte israeliana che, nel corso di diverse sentenze, aveva riconosciuto il loro diritto a rientrare in possesso delle proprie terre ma il ministero della Difesa israeliano ha sempre rifiutato di riconoscere le sentenze, preferendo la repressione violenta delle manifestazioni, durante le quali molte persone, tra abitanti del villaggio, attivisti e giornalisti, sono stati ferite, spesso in maniera grave.
Anche oggi l'esercito non ha risparmiato colpi contro i manifestanti, qualche centinaio di persone, tra bandiere palestinesi, quelle del villaggio, del Fronte Democratico di Liberazione della Palestina ma anche degli israeliani Anarchist against the wall . Non appena il corteo si avvicina alla recinzione il cielo si riempie dell'acre fumo dei lacrimogeni. È proprio con un fazzoletto sulla bocca e un limone per limitare il bruciore agli occhi che intervistiamo Iyad Burnat, coordinatore del "Friends of freedom and justice and popular committee" di Bil'in. Ci ricorda il verdetto della corte israeliana, considerato come una vittoria, così come una vittoria è stata la mobilitazione di questi quattro anni; «noi abbiamo mandato il messaggio a tutto mondo» ci dice con orgoglio, e cioè che «vincere si può, contro un muro che non è costruito per la sicurezza ma solo per togliere terra ai Palestinesi». L'importanza del modello Bi'lin è sottolineata anche da Mustafa Barghouthi, Parlamentare palestinese, leader del partito di sinistra Mubadara (L'Iniziativa): «Questo villaggio ha insegnato che una lotta popolare e non violenta può vincere, e dimostra anche la determinazione del popolo palestinese contro il muro dell'apartheid. E' tempo che la gente nel mondo si muova, che inizi azioni di pressione e boicottaggio contro Israele: questo è quello che chiediamo oggi. E questo vale anche per Gaza: se ci fosse un grande movimento di solidarietà, forte e attivo, il problema si risolverebbe una volta per sempre».
Il lancio di gas continua, qualcuno si sente male, arriva un ambulanza a soccorrere i feriti, anche se qui nessuno si spaventa più di tanto, dopo quattro anni queste situazioni sono all'ordine del giorno, quasi fossero parte della normalità della vita. E' calma anche un'anziana signora, che appartiene alle Donne in Nero di Tel Aviv e che ci teneva ad essere qui oggi, in questo quarto anniversario. Per lei «questa lotta significa mandare un messaggio chiaro agli israeliani, cioè che è in corso una occupazione, che sta distruggendo i palestinesi, e che il muro è un abominio. Israele dovrebbe vergognarsi delle cose che sta facendo».
Non è la sola israeliana presente, anzi, sono diverse decine gli attivisti, molti dei quali molti sono degli habitués , come Adam Keller, dell'associazione Gush Shalom: «E' molto importante sostenere questa lotta perchè è un esempio di lotta non violenta, un modello per gli altri palestinesi e per il mondo intero». Mondo intero un po' distratto, a dire il vero, che di Bi'lin sa poco o niente, nonostante le iniziative internazionali che gli abitanti hanno organizzato per far conoscere la loro situazione e per chiedere solidarietà.
La prossima sarà tra poco, dal 22 al 24 aprile, quando al villaggio ci sarà la quarta conferenza internazionale sulla resistenza popolare con gli obiettivi di mostrare esempi reali di lotta e sofferenza palestinese, di diffondere la lotta popolare nonviolenta, di rinforzare le relazioni con i movimenti internazionali di solidarietà e trovare nuovi mezzi per sostenere la lotta. Anche se sembra ormai una routine, è proprio la costanza uno dei fattori che ha portato al successo di questo modello di protesta.
Lasciamo Bi'lin con un arrivederci, tra i ragazzini che dopo aver lanciato sassi contro i soldati durante la manifestazione, vengono ora a salutarci e che con gli occhi ci chiedono di tornare, di non lasciali soli. Noi internazionali, avvelenati dalle bugie dei media main stream, a volte ignoranti o indifferenti alle lotte che avvengono lontano dai riflettori, saremo in grado di accogliere questa struggente richiesta di solidarietà?

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