lunedì 20 luglio 2009

Stop al consumo del suolo agricolo

Stop al consumo del suolo agricolo
NINO ANDENA *
mercoledì 08 luglio 2009 LA REPUBBLICA - MILANO

Il Piano Casa che la Regione si appresta ad approvare offre una occasione preziosa per rimettere al centro il vero problema dei nostri territori: la soppressione delle aree agricole.

Si va a ritmi incredibili. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che dal 1990 al 2000 in Lombardia sono scomparsi 188mila ettari di suolo agricolo. Per dare un´idea è come se fossero scomparsi gli interi territori delle province di Milano e Monza, oppure è come se fossero scomparse 10 città come Milano.

Se il trend è rimasto lo stesso (e non pare che qualcosa sia cambiato) nel 2010 i dati del nuovo censimento certificheranno che circa altri 200mila ettari di suolo agricolo mancheranno all´appello. Sarà allora come aver perso una superficie più ampia della provincia di Cremona o come se fossero scomparse 20 città come Brescia. La più seria domanda che possiamo porci tutti, non solo gli agricoltori, è: dove andiamo a finire di questo passo? E per evitare risposte affrettate e conseguenze ancor più negative, faccio una proposta provocatoria: attuiamo una specie di moratoria all´uso del suolo agricolo prendendoci il tempo necessario per decidere cosa desideriamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.


In questa situazione generale i contenuti del Piano casa appaiono forse un po´ ridimensionati. Il che non significa che debbano essere sottovalutati. Le porte (quasi) aperte per 18 mesi, che consentiranno di ampliare e/o recuperare edifici esistenti, non possono però offuscare l´allarme sull´uso complessivo del territorio che viene irreparabilmente perduto non tanto (e non solo) dalle grandi opere pubbliche, quanto dai piccoli ex piani regolatori, magari ispirati a far cassa, lasciando ampia possibilità di costruire nuovi capannoni anziché recuperare i numerosissimi dismessi.
Perché siamo intervenuti sul Piano casa per la parte che riguarda il recupero degli edifici rurali? Perché l´esperienza ci ha insegnato che quando il recupero delle strutture rurali viene fatto da soggetti diversi dall´imprenditore agricolo l´attività agricola immediatamente muore e non solo nell´edificio recuperato, ma anche nel contesto territoriale vicino. Basta che qualche «nuovo abitante» della cascina recuperata solleciti l´Asl di turno a intervenire per la puzza delle vacche e il destino di questa stalla è segnato. Per questo diciamo che nel Piano casa si devono stabilire regole che devono sostenere certamente il recupero delle cascine lombarde legando però il recupero alla funzione agricola e alle sue attività connesse. Se il recupero è in funzione di attività che nulla hanno a che fare con l´agricoltura si decreta per legge la sua fine.
(* Presidente Coldiretti Lombardia)

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