domenica 20 luglio 2008

Gli agrocarburanti la causa principale dei prezzi stellari del cibo

Gli agrocarburanti la causa principale dei prezzi stellari del cibo

di Junko Terao

Il Manifesto del 05/07/2008

Secondo un rapporto «segreto» della Banca mondiale hanno fatto salire del 75% i costi dei prodotti di base

Negli ultimi sei anni i prezzi dei prodotti alimentari sono hanno subito un'impennata del 220%, cento milioni di persone in più si trovano sotto la soglia della povertà e la mortalità infantile per malnutrizione nei paesi in via di sviluppo sta aumentando vertiginosamente: la causa? Principalmente gli agrocarburanti.
Lo dice il quotidiano britannico The Guardian che cita un rapporto della Banca Mondiale redatto lo scorso aprile e mai pubblicato, secondo cui gli agrocarburanti hanno provocato un aumento del prezzo degli alimenti di base pari al 75% , e non al 3% come sostengono da sempre i difensori dei agrocombustibili, Stati uniti in primis. Secondo il Guardian il rapporto è rimasto nel cassetto proprio per non «mettere in imbarazzo» Washington, che punta il dito contro la crescente domanda di India e Cina. Ma nel rapporto si legge che «la rapida crescita dei redditi nei paesi in via di sviluppo non ha portato un grande aumento del consumo globale e non è stato un fattore decisivo per i rincari». E non c'entra nemmeno la siccità in Australia, altro fenomeno riportato generalmente tra le cause dei prezzi stellari di mais, grano, riso e altri cereali di base.
La verità - secondo la Banca Mondiale - è che, senza l'aumento considerevole della produzione di agrocarburanti, le scorte di grano e mais non sarebbero diminuite in modo così drastico e l'impennata dei prezzi dovuta ad altri fattori sarebbe stata più contenuta.
Dopo che, negli ultimi mesi, le proteste popolari hanno minacciato la stabilità politica di molti paesi in tutto il mondo, la crisi alimentare è diventata un tema di primo piano nell'agenda del G8 in programma per la prossima settimana in Giappone. L'emergenza alimentare sta mettendo in ginocchio le popolazioni dei paesi più poveri: il cibo pesa sui bilanci delle famiglie del Bangladesh per il 65%, su quelle di Haiti e del Kenya per il 50% e su quelle senegalesi per il 40%. Secondo i dati dell'Unicef, inoltre, a causa della crisi un milione e ottocentomila bambini indiani in più sono a rischio malnutrizione.
Ma i prezzi sono destinati ad aumentare, soprattutto perché le politiche di Usa e Ue puntano tutto sugli agrocarburanti di prima generazione - quelli derivati da coltivazioni ad hoc - offrendo sussidi che, nel caso dell'etanolo negli Usa, arrivano a 45 centesimi di dollaro per gallone e che anche il Fondo monetario internazionale ha chiesto di rivedere. Peccato che le recenti stime del colosso umanitario britannico Oxfam dicano che, anche se tutti i raccolti di grano statunitensi venissero convertiti in etanolo, questo rimpiazzerebbe solo un gallone di carburante ogni sei venduti negli Usa.
Intanto l'Ue ha deciso di investire un milione di euro entro la fine del 2009 per aiutare gli agricoltori nei paesi in via di sviluppo a far fronte alla crisi e ad aumentare la produzione. Ma gli agrocarburanti non si toccano.

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