giovedì 12 marzo 2009

L'inceneritore delle truffe

L'inceneritore delle truffe

Andrea Palladino

Il Manifesto del 10/03/2009

Pneumatici, amianto, materassi e lastre di alluminio. Si bruciava di tutto nell'impianto. E i dati sulla quantità delle emissioni venivano truccati Rifiuti tossici bruciati insieme all'immondizia. 13 arresti

Entrava di tutto nei due inceneritori del consorzio Gaia di Colleferro, città industriale a una sessantina di chilometri da Roma. Dentro il Cdr - il combustibile da rifiuti - si nascondevano penumatici, amianto, materassi, lastre di alluminio e i metalli più disparati. E i tredici tecnici, dirigenti, mediatori e monezzari arrestati ieri all'alba dai carabinieri dei Noe di Roma farebbero parte di una vasta associazione per delinquere, che ha inquinato e truffato per anni, nascondendo i dati reali sulle emissioni di uno degli impianti più importanti in Italia.
E' questa probabilmente un'inchiesta che farà storia, perché a scorrere le pagine dell'ordinanza del Gip del Tribunale di Velletri, Alessandra Ilari, si scopre il mondo reale degli inceneritori, dove - almeno per quanto riguarda Colleferro - le migliaia di parole usate in questi anni per difendere chi vuole bruciare a tutti i costi la monnezza sono false, una colossale truffa. In ordine: falsi sarebbero i dati sul «risparmio energetico» forniti da Gaia per ottenere i Cip 6, ottenendo illecitamente più di 40 milioni di contributi non dovuti; false sarebbero buona parte delle analisi dei fumi, che avrebbero dovuto tranquilizzare gli abitanti di Colleferro; e una vera patacca sarebbe il famoso Cdr, il combustibile da rifiuti, il carburante degli inceneritori. Un «carburante» che veniva da fuori regione, dalla Campania, dalla De.fi.am di Avellino. Ma anche dalla romanissima Ama, il gestore dei rifiuti solidi urbani della capitale, dai due impianti di produzione di Cdr di via Salaria e di Rocca Cengia. Due i dirigenti Ama oggi agli arresti, Angelo Botti, responsabile materiali e Giuseppe Rubrichi, procuratore della società.
I due bruciatori di Colleferro inquinavano, nonostante le continue rassicurazioni, con valori ben superiori alla norma. Dati che venivano, però, accuratamente nascosti e cancellati, secondo l'accusa, utilizzando lo stesso sistema informatico che li processava. Il software «Sick» della Opus Automazione - secondo l'indagine dei carabinieri del Noe - sarebbe infatti stato progettato con la possibilità di correggere manualmente i valori poco graditi. Bastava inserire la password giusta e tutto tornava nei valori di legge: mentre in comune e in provincia appariva tutto normale, in realtà i dati erano digitati da tre informatici, ora indagati per falso.
A denunciare per primo la manomissione del sistema fu un consigliere comunale di Colleferro, che il 23 gennaio 2007 aveva chiesto spiegazioni su alcuni strani oscuramenti dei monitor collegati agli inceneritori di Gaia. Per quelle affermazioni - fatte in consiglio comunale - si era beccato una denuncia per diffamazione dal direttore degli impianti Paolo Meaglia, oggi agli arresti domiciliari, insieme a Stefania Brida, responsabile per il Cdr a Colleferro. I magistrati della procura di Velletri hanno però voluto approfondire quella denuncia. Dopo qualche mese è un ingegnere di Gaia, Nicolino Celli, responsabile della prevenzione, ad accorgersi che qualcosa non funzionava. Nel Cdr che arrivava negli impianti c'erano rifiuti pericolosi, che non avrebbero potuto mai essere bruciati. Non lo convincevano, poi, i dati del sistema informatico e, soprattutto, non credeva alle rassicurazioni del direttore Paolo Meaglia. E' la fine del 2007 e l'ingegnere porta ai carabinieri dei Noe le foto del Cdr sospetto: in bella vista c'erano pneumatici e residui metallici. Quando viene sentito dai carabinieri spiega di aver visto avviare verso i bruciatori di tutto, perfino eternit, ovvero amianto.
Per tutto il 2008 la procura di Velletri ha ordinato prelievi, controanalisi, verifiche e intercettazioni telefoniche. La svolta arriva poi a fine anno, quando Piero Basso, un capo turno, segnala ai dirigenti un Cdr sospetto che veniva dalla Campania. Non succede nulla, anzi, viene invitato a farsi gli affari sui. «Io a Colleferro ci vivo - racconta oggi -, respiro anch'io quello che esce dall'impianto». Così decide di portare un campione ai carabinieri, che lo fanno analizzare dall'Arpa trovando la presenza anche in quel caso di rifiuti tossici. A gennaio per Piero Basso arriva la ritorsione, la sospensione dal lavoro. Un atto d'intimidazione - secondo la procura - che qualche giorno fa aveva messo sotto inchiesta anche l'attuale commissario straordinario del consorzio Gaia, Lolli, che però non risulta indagato nell'inchiesta principale. L'inchiesta rischia di travolgere ora il consorzio Gaia, commissariato da un paio d'anni dopo il fallimento di fatto. Ieri il commissario straordinario Lolli era al ministero dello sviluppo economico per discutere le procedure di gara per la vendita delle società. L'estate scorsa si erano dette interessate 14 aziende, tra cui Veolia, A2A e Acea. E nessuno sa, per ora, se ci sarà una vera e propria gara o una trattativa privata, per svendere l'unico consorzio pubblico del Lazio che si occupa di rifiuti.

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