venerdì 14 gennaio 2011

I mapuche: le aziende uccidono la madre terra

I mapuche: le aziende uccidono la madre terra

Giulia Franchi
Il manifesto del 01/12/2010

Gli Indios resistono

Gli interessi stranieri per l'idroelettrico cileno non si fermano in Patagonia. Circa 800 chilometri più a nord di Coyhaique, si trova Panguipulli, cuore turistico della Regione de Los Rios, nel Sur Chico. Qui almeno sette progetti di impianti idroelettrici firmati da Enel/Endesa, da Colbún e dalla norvegese Sn Power, mettono a rischio non solo un ecosistema ancora intatto, ma anche la sopravvivenza delle comunità Mapuche che da oltre cinquecento anni popolano questi territori.
La Regione de los Rios rappresenta infatti un nodo cruciale dell' ingombrante programma energetico cileno, ed è nel Comune di Panguipulli che si potrebbe concentrare circa il 10% della capacità produttiva idroelettrica del Paese.
È per capirne di più che una rappresentanza della delegazione della Campagna «Patagonia senza dighe» ha deciso di raccogliere l'invito giunto dal Parlamento Mapuche di Koz Koz, e di trascorrere alcuni giorni in questa zona, ascoltando direttamente dalle comunità coinvolte i rischi impliciti allo sviluppo dell'idroelettrico nell'area.
Il Parlamento Mapuche di Koz Koz è un incredibile esempio di democrazia partecipata, luogo di incontro e di confronto in cui sono rappresentate 156 comunità della zona (circa 20mila mapuche) che si riuniscono periodicamente per prendere decisioni in maniera collettiva. Il processo è aperto anche a quelle realtà non Mapuche, come il Fap - Frente ambientalista di panguipulli, che condividono con le comunità, oltre al diritto di autodeterminazione del popolo Mapuche, anche i timori per le ingerenze delle imprese straniere sul territorio.
«Una diga dell'Endesa è diventata operativa nel 1962 e ancora oggi Enel sembra versare una royalty annuale irrisoria alla Municipalità di Panguipulli» racconta Pullinque. I Mapuche ci raccontano che in più di 50 anni non hanno mai ricevuto alcuna compensazione, sebbene abbiano perso più di 300 ettari di terra.
Gli effetti tangibili sul territorio prodotti da questa diga di dimensioni contenute (51 megawatt di potenza installata) preoccupano gli abitanti della regione per quel che potrebbe accadere se andasse in porto il progetto idroelettrico sul Lago Neltume. Endesa è in procinto di iniziare la costruzione di un nuovo impianto che, se realizzato, porterebbe un innalzamento del livello del lago che sommergerebbe terreni agricoli ed anche la pampa sagrada, luogo sacro e di culto per le comunità della zona.
"Sbarrare i fiumi significa tagliare la vita, interrompere il flusso di sangue della madre terra. Queste grandi opere idroelettriche ci stanno trasformando in mendicanti e criminali. Se a guadagnare sono loro, a perdere siamo tutti noi", ci dice Jorge Welke, portavoce del Parlamento, evidenziando come ai danni ambientali impliciti alla costruzione di questi impianti, si associno conseguenze devastanti sul piano socio-economico, un deterioramento del sistema sociale tradizionale fondato su fiducia e stabilità e uno sgretolamento dei legami all'interno delle diverse comunità.
La resistenza è ben organizzata e alcune comunità, come quella di Inalafquen, sul lago Neltume, hanno già dichiarato espressamente la loro contrarietà alla presenza delle imprese sul loro territorio. Il confronto tra i membri della comunità di Inalafquen, che visitiamo, alla presenza di rappresentanti delle vicine Liquine e Callu Maipo è chiaro ed esplicito: i Mapuche non intendono negoziare. Proprio nella comunità Valeriano un elicottero di Endesa è stato cacciato a forza dagli abitanti, che hanno rifiutato di scendere a patti con gli emissari dell'impresa.

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