lunedì 7 dicembre 2009

«Il saccheggio Usa dei tesori archeologici in Iraq»

«Il saccheggio Usa dei tesori archeologici in Iraq»
12/02/2006 La Sicilia

Beni culturali e politica: le accuse di un esperto italiano che andrà a Nassiriya

Giovanni Pettinato, uno dei massimi assirologi viventi, partirà il 23 febbraio per lavorare in Iraq, nonostante da parte americana gli sia stato fatto sapere che è persona non gradita. Lo ha rilevato lo stesso Pettinato a margine di una conferenza da lui tenuta a Rovereto sui miti della creazione del mondo e dell'uomo nelle religioni mesopotamiche. L'archeologo siciliano ha sottolineato che il governo italiano ha comunque deciso di inviarlo a Nassiriya, dove alloggerà assieme ai militari italiani. Potra così proseguire nel sud del Paese arabo il lavoro da lui già avviato per la ricostruzione dell'immenso patrimonio culturale iracheno, devastato dalla guerra e, soprattutto, dal dopoguerra.
Pettinato era già stato a Baghdad poco dopo l'abbattimento del regime di Saddam Hussein e vi aveva constatato, e denunciato, il tremendo saccheggio subìto dal museo archeologico della capitale irachena dopo la presa americana della città. Le truppe Usa, aveva raccontato Pettinato al suo ritorno in Italia, avevano provveduto a occupare e proteggere i punti strategicamente importanti di Baghdad, tra cui il ministero del Petrolio, mentre avevano lasciato il museo esposto alle devastazioni perpetrate dai saccheggiatori.
Ora, al momento di tornare in Iraq in applicazione dell'accordo a suo tempo sottoscritto per proseguire il lavoro avviato, Pettinato si è visto manifestare che non è gradito: un atteggiamento al quale, tuttavia, egli stesso e le autorità italiane hanno deciso di non dare alcun seguito. Nel sud, dove opererà, la situazione archeologica è «terrificante»: risulta, ha affermato Pettinato, che oltre 370 siti mai scavati sono già stati depredati. Il patrimonio archeologico locale è oggetto di un «saccheggio infinito».
I carabinieri italiani specializzati nel recupero dei beni culturali, ha raccontato l'assirologo italiano, avevano applicato un sistema che aveva funzionato: offrivano una ricompensa a chi portava a loro i reperti ritrovati. Sono state così recuperate ben diecimila tavolette con iscrizioni cuneiformi, rinvenute in siti che mai erano stati scavati prima d'ora, se non clandestinamente. Gli americani, ha accusato Pettinato, hanno però proibito di pagare gli iracheni che si prestano a tale scopo. Risultato: ora, ha lamentato l'esperto italiano, quei reperti non sono più recuperati al patrimonio culturale iracheno. Ci risulta tuttavia che arrivano negli Usa clandestinamente, ha concluso Pettinato.
An. Ga.
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nel disegno dal nostro archivio: antica raffigurazione del Shatt-el-Arab

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