lunedì 27 aprile 2009

Il momento d'oro delle "rinnovabili"

Il momento d'oro delle "rinnovabili"

La Repubblica - Affari e Finanza del 27 aprile 2009, pag. 41

Antonio Cianciullo

Alternative o rinnovabili? Pulite o a basso impatto ambientale? O forse sostenibili? Per le fonti chiamate a sostituire i combustibili fossili gli aggettivi si accavallano in maniera alle volte confusa. E, visto che ormai il conto alla rovescia per mandare in pensione la famiglia del petrolio è scattato, vale la pena provare a chiarire i termini della questione. Cominciamo dalla sostenibilità, un concetto non sempre chiaro perché non sempre chiaro è ciò che si vuole sostenere e a che prezzo. La traduzione francese, durable, dà forse meglio l`idea centrale: qualcosa che deve resistere nel tempo, che va pensata e organizzata per non esaurirsi nell`attimo breve di una fase industriale, ma che al contrario sia capace di garantire all`intera società sicurezza, affidabilità e comfort. E ancora: pulite o a basso impatto ambientale? In realtà nessuna attività umana organizzata è a impatto zero. Ad esempio si dice che il nucleare non comporta emissione di gas serra, ma non è così. In effetti nessuna fonte energetica ha zero emissioni in senso assoluto in quanto la costruzione delle infrastrutture, il funzionamento, la produzione del combustibile (che nel caso delle rinnovabili non c`è) e lo smantellamento prevedono l`uso di combustibili fossili e dunque le emissioni di CO2. In particolare l`estrazione del minerale e la fabbricazione del combustibile sono le voci che maggiormente incidono nelle emissioni di CO2. «Si tratta di un elemento importante perché le riserve di uranio utilizzate saranno sempre più energivore man mano che si useranno minerali a minore percentuale di uranio spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia - Se produrre un chilowattora a gas naturale nel caso migliore comporta l`emissione di circa 350 grammi di anidride carbonica e una centrale a carbone di nuovo tipo circa 760 grammi, i vecchi impianti tipo il Sulcis 1000 grammi, il nucleare comporta una media di circa66grammi diC02. Meno ma non proprio zero. Per il fotovoltaico una recente indagine dà un valore medio di 40 g CO2 per chilowattora, mentre con l`eolico si scende a 5-9 grammi per chilowattora prodotto». Dunque l`impatto zero non esiste ma le differenze restano molto alte. Così come evidente è la differenza tra le fonti alternative ai combustibili fossili e quelle rinnovabili. Tra le alternative va incluso il nucleare che ha un ciclo di vita legato a un elemento, l`uranio, che ha scorte limitate (solo nel caso dei reattori autofertilizzanti, al plutonio, si supererebbe questo vincolo, ma quasi ovunque i rischi legati a questa tecnologia vengono considerati eccessivi). Mentre le rinnovabili sono in grado di rigenerare costantemente il loro potenziale energetico. L`Europa ha scelto di provare a lanciare l`intero pacchetto delle fonti alternative, ma finora i costi economici e ambientali (l`irrisolto problema delle scorie, la minaccia terroristica, il rischio di incidenti di portata potenzialmente catastrofica) legati alla scelta nucleare hanno fatto sì che un trend di crescita velocissimo abbia premiato le rinnovabili. «Prendiamo due paesi, la Spagna e la Germania: negli ultimi anni le rinnovabili hanno dato un contributo pari a 25 centrali nucleari e la crescita continua a un ritmo alto, l`equivalente di alcune centrali nucleari all`anno», ha osservato Pietro Perlo, direttore e senior scientist del Centro ricerche Fiat, al Solar Revolution Summit che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi. A fine 2008, ha aggiunto Wolfgang Palz, presidente del World Council for Renewable Energy, l`eolico era arrivato a 120 gigawattora, di cui 25 installati nel 2008: una potenza 40 volte superiore della nuova potenza nucleare installata a partire dal 2005. La corsa delle rinnovabili è trainata da alcuni paesi leader ma tende a diffondersi. Ed è sorprendente misurare la capacità di crescita anche in presenza di scelte governative poco favorevoli: negli Usa, nell`ultimo anno della presidenza Bush, il 2008, sono stati installati 8,3 gigawatt di eolico. Rilevante anche l`espansione del fotovoltaico: confrontando i diagrammi di crescita si nota come stime considerate da molti osservatori eccessivamente ottimiste sono state regolarmente battute dal mercato aumentato a un tasso più veloce delle stime. Nel 2008 il fotovoltaico è arrivato globalmente a quota 15 gigawatt, di cui oltre un terzo installati nel corso dell`anno. Come nota Assolterm, l`associazione italiana del solare termico, anche l`altra faccia del solare, i pannelli per fornire acqua calda agli edifici, ha di fronte un`enorme crescita potenziale. Nel mondo oggi ci sono 300 milioni di persone che dispongono di questi pannelli solari, che assicurano una resa economica certa ormai da anni: se si diffondessero diventando comuni come un qualsiasi elettrodomestico si potrebbe creare un mercato molto più ampio di quello esistente sia nei paesi industrializzati che in quelli poveri dove ampie aree non sono servite dalla rete elettrica. Complessivamente, secondo i calcoli di Palz, il business delle rinnovabili ha raggiunto nel 2008 il valore di 214 miliardi di dollari: 45 di colico, 35 di solare fotovoltaico, 10 di solare termico, 30 di idroelettrico di piccola taglia, 3 di geotermico, 91 di biomasse (dal biogas ai combustibili per trasporto). In Italia, nonostante le incertezze che riguardano le politiche di incentivo, alla fine del 2008 si è arrivati a 3,7 gigawatt di eolico (terzo posto in Europa), pari a 63 chilowattora per mille abitanti (undicesimo posto in Europa), con una crescita nel 2008 pari a 1 gigawatt (terzo posto in Europa, sesto nel mondo). Ma oltre all`Europa ormai i paesi in prima fila nel campo delle rinnovabili sono molti. Agli Stati Uniti di Obama e al Giappone, tradizionale leader nel campo del solare, si è aggiunta la Cina che conta la maggiore industria mondiale nel campo del fotovoltaico, ha il record di solare termico e il più alto tasso di crescita dell`eolico.

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