mercoledì 26 agosto 2009

Furbetti a stelle e a strisce

Furbetti a stelle e a strisce

Matteo Bosco Bortolaso

il manifesto, 23/08/2009

In America il caso della banca svizzera Ubs riapre la caccia agli evasori, finiti sul banco d'accusa come i manager delle banche fallite. E il Times sollecita il Congresso ad approvare subito la nuova legge anti-evasione

Su Madison Avenue, dietro Grand central, la stazione delle ferrovie di New York, c'è uno splendido palazzo che porta il nome di Leona Helmsley, donna ricchissima che lasciò parte della sua fortuna - 12 milioni di dollari - al suo cane maltese, Trouble. «Dovete pagare molte tasse», le disse una volta Elizabeth Baum, una governante. «Noi non le paghiamo - rispose la regina degli immobili newyorchesi - le tasse sono cosa per il popolino». Qualche tempo dopo, la Baum parlò in tribunale. E la ricca signora fu condannata ad un anno e mezzo di carcere.
E' un episodio che potrebbe ripetersi presto. Dopo i manager di Wall Street che si premiano con i bonus dorati, l'America in crisi ha trovato un nuovo capro espiatorio: gli evasori. Questa settimana è arrivata una decisione storica: la Svizzera ha deciso di collaborare con gli Stati Uniti, rendendo noti - più poi che prima - i nomi di migliaia di correntisti americani accusati di aver aggirato il fisco con l'aiuto del gigante elvetico Ubs. La banca ha tentacoli ovunque, con grosse sedi negli States: New York, New Jersey, Connecticut. Un suo spot diceva confidenzialmente: «You and us», tu e noi.
I clienti? Uomini d'affari, industriali, amanti degli yacht. Centinaia, migliaia di furbetti a stelle e strisce che popolano le coste della Florida e quelle della California. In cima alla lista c'è John McCarthy, imprenditore di Malibù che ha usato un conto corrente di Ubs - controllato da Hong Kong - per evitare di pagare tasse. Poi c'è Steven Michael Rubinstein, il contabile di una società di yacht della Florida, accusato di non aver denunciato milioni di dollari circolati su un conto elvetico gestito da una società di comodo sulle Isole Vergini. Nella galleria degli evasori troviamo anche Robert Moran, altro patito degli yacht che ha ammesso di non aver dichiarato oltre tre milioni di dollari controllati da un'azienda fittizia panamense. C'è Jeffrey Chernick, rappresentante di costruttori di giocattoli cinesi a New York che ha cercato di nascondere al fisco otto milioni di dollari, tenuti in conti segreti controllati ad Hong Kong.
Il caso più eclatante, però, è quello del re dell'immobile Igor Olenicoff, che ama la vodka e divide il suo tempo tra Orange County, in California, e Lighthouse Point, in Florida. Tra tasse evase, multe ed interessi, ha dovuto pagare al fisco americano 52 milioni di dollari. I loschi traffici di Olenicoff sono stati aiutati da Bradley Birkenfeld, ex banchiere della Ubs che si è pentito.
Birkenfeld è una figura chiave dell'affare Ubs: decidendo di collaborare con la giustizia americana, ha aperto le porte sull'universo dei ricchi evasori. Non è un caso che il 44enne, originario del Massachusetts, studi negli States e in Svizzera, abbia ricevuto attestati di stima da parecchie parti: dal senatore Carl Levin, che da tempo indaga sulla banca elvetica, dai responsabili della Securities and Exchange Commission (la Consob americana) e dalla Internal Revenue Service, l'agenzia che riscuote le tasse degli Stati Uniti.
Il pubblico ministero aveva chiesto che Birkenfeld fosse condannato a due anni e mezzo. Il giudice di Fort Lauderdale, in Florida, ha preferito una pena di tre anni, comunque meno del massimo possibile (un lustro). L'ex banchiere, in effetti, non è senza colpe: ha aiutato Olenicoff e altri abbienti ad aggirare il fisco, con sotterfugi rocamboleschi come gli ormai famosi diamanti nascosti in un tubetto del dentifricio.
L'opinione pubblica, però, è perplessa: perché punire il pentito e non il furbetto che continua a godersi il sole di Emerald Beach? Olenicoff, il 66enne re del mattone aiutato da Birkenfeld, ha pagato i 52 milioni di dollari di arretrati e se l'è cavata con la condizionale. «Quello più ricco non è andato in carcere - commenta rabbioso un lettore di Usa Today, che si firma Brutus Buckeye - ancora una volta, se hai i soldi per pagare le multe, evadere le tasse è un rischio accettabile!». In effetti, la legge degli Stati Uniti prevede il carcere per gli evasori, ma chi riesce a pagare può evitare la galera. Secondo Tax Justice Network, un'associazione che combatte i paradisi fiscali, gli evasori hanno nascosto a livello planetario più di 11 trilioni di dollari. Se la Svizzera, viste le prime crepe nel segreto bancario, non sembra più essere un luogo sicuro, i furbetti puntano ad altri lidi: Singapore, Panama, Liechtenstein.
Ieri il New York Times ha dedicato alla faccenda il primo dei suoi editoriali, suonando la carica: «Il Congresso - scrivevano le penne della pagina Op-Ed - dovrebbe approvare la legislazione anti-evasione preparata per il bilancio 2010». Con le nuove norme, spiega il giornale, l'agenzia per la riscossione potrebbe chiedere alla banche all'estero di rendere note alcune informazioni sui risparmi dei cittadini americani, con la possibilità di prelevare le tasse non pagate.

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