venerdì 5 giugno 2009

Cisgiordania, la furia dei coloni. Linciati quindici palestinesi

Cisgiordania, la furia dei coloni. Linciati quindici palestinesi

Francesca Marretta

Liberazione del 02/06/2009

Nelle ultime ultime quarantotto ore un'ondata di violenza ha investito la Cisgiordania. Ieri mattina quindici palestinesi sono stati attaccati settler israeliani nei pressi dell'insediamento di Kedumim, vicino Nablus. Quattro palestinesi sono stati violentemente picchiati. Alì Sida, di 41 anni è ricoverato in ospedale col cranio fratturato. È stato trascinato a forza fuori dalla sua auto dopo che i coloni lo avevano costretto a fermarsi, per poi dare inizio a quello che testimoni hanno descritto come un linciaggio. I settler, tra i più estremisti della West Bank, hanno anche vandalizzato le auto dei palestinesi, bruciato copertoni per strada e dato fuoco a frutteti nei nei villaggi di Burin e as-Sira.
Le forze di sicurezza israeliane non hanno arrestato nessuno degli assalitori, la cui violenza è stata scatenata dalla decisone del governo israeliano di smantellare un paio di avamposti illegali. Baracche provvisorie innalzate in mancanza di permessi delle autorità israeliane. Avamposti che i settler delle colonie fondate negli anni '70 vicino Nablus continuano a costruire, convinti di voler restare su una terra promessa loro da Dio. Quello di ieri mattina è un attacco che le forze di sicurezza israeliane avrebbero potuto prevedere e impedire. Lo ha confermato anche un esponente di Rabbini per i diritti umani Zakaria Sada, che ha parlato di comportamento «violento e ben pianificato dei coloni».
Il fatto che non vi sia stata una sanzione seria contro la violenza dei settler da carta bianca a nuove violenze man mano che partiranno gli ordini per lo smantellamento dei 22 avamposti da abbattere individuati dal governo Netanyahu su sollecitazione del governo americano.
Lo stesso Netanyahu ha confermato ieri che l'allargamento degli insediamenti in Cisgiordania continuerà, a dispetto delle ferme richieste di Washington per uno stop alla colonizzazione delle terre palestinesi da parte israeliana.
«Ci sono richieste ragionevoli e richieste irragionevoli», sono state le parole del Premier, determinato a garantire quella che chiama «crescita naturale» degli insediamenti. Quella «crescita naturale» specularmente negata al popolo palestinese, costretto a vivere stipato in campi profughi diventati nel tempo agglomerati urbani in cui si vive gli uni addosso agli altri.
La tensione in terra palestinese sembra dunque destinata a salire. L'esito del braccio di ferro tra governo israeliano e Amministrazione americana sui punti basilari della Road Map dipenderà da quanto il presidente degli Stati Uniti Obama, saprà fare nei fatti piu' che nelle parole, quando richiama al ripetto degli accordi sottoscritti israeliani e palestinesi.
Come se l'occupazione israeliana non bastasse a rendere insopportabile l'esistenza quotidiana di chi vive in Cisgiordania e Gaza, domenica, un sanguinoso scontro tra uomini di Hamas e Fatah, ha lasciato sul terreno sei morti a Qualqilia. Due degli uccisi appartenevano all'ala armata del movimento islamico, tre ai servizi di sicurezza preventiva dell'Anp, mentre la sesta vittima, Abd An-Nasser Al-Basha, civile, si è trovato tra il fuoco incrociato per caso. Anche sua moglie è rimasta ferita, ma è sopravvissuta.
I violenti scontri di Qualquilia mettono ora una seria ipoteca sul dialogo inter-palestinese. Anche se nel pomeriggio di ieri il numero due dell'ufficio politico di Hamas, Musa Abu Marzuq, è intervenuto pubblicamente per smentire quanto affermato dai dirigenti del suo movimento a Gaza in merito alla fine del dialogo con Fatah, dichiarando che il movimento islamico vuole «ancora dialogare», la profonda lacerazione in campo palestinese è emersa, ancora una volta, in tutta la sua drammaticità.
Gli uomini di Hamas, che hanno mostrati di essere ben armati anche in West Bank, hanno accusato i reparti speciali Anp di aver «scatenato una campagna repressiva in Cisgiordania» ed aver arrestato decine di militanti islamici nelle ultime ore.
Dopo gli scontri Fatah ha accusato Hamas di aver sequestrato 15 suoi appartenenti.
Alla televisione di Hamas "Al-Aqsa", un portavoce dell'ala militare del movimento islamico ha accusato l'Anp di «alto tradimento» e ha chiesto alla «resistenza palestinese» di opporsi alla repressione. Con Hamas è schierato il Jihad Islami che ha accusato l'Anp di «colpire chi si oppone all'occupazione israeliana».
Entrambe le formazioni islamiche non fanno parte dell'Olp.

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