martedì 11 novembre 2008

Casale, soldi per dimenticare i morti dell'amianto

Casale, soldi per dimenticare i morti dell'amianto

Liberazione del 11 novembre 2008, pag. 4

di Claudio Jampaglia
«Ce n'è di gente, eh...». Tanti come sempre. Stipati in una sala senza più ossigeno per parlare di un fantasma. Della morte. Dell'amianto. Di 1600 vittime accertate dal 1965 per asbestosi, tumore polmonare, mesotelioma pleurico. 1600 morti certe, moltissime ancora da catalogare e tanta gente che si ammala ogni anno, che ha paura. Oggi questa gente segnata da 50 anni di relazione con la fibra killer che dava lavoro, veniva regalata per isolare i tetti, per farsi i vialetti del giardino, deve decidere. Sulla bilancia c'è il processo più importante della storia delle vittime della fibra killer in Europa, da un lato, e il denaro, poco e dannato, che uno degli uomini sul banco degli accusati ha proposto per i lavoratori della sua ex-fabbrica l'Eternit, dall'altro.
Valeria ha 22 anni, la settimana scorsa si è laureata. Era contenta ma non ha potuto condividere con chi avrebbe più voluto la sua gioia. Suo padre. Di cui non ha ricordi. Solo una gigantografia in camera. Papà è morto a 33 anni. Di mesotelioma, quando ancora quella parola non era nelle teste di tutti. Quando Valeria è nata l'Eternit chiudeva. E oggi la polvere della fabbrica non riempie più l'aria. E' stata abbattuta. Ma Casale è costretta a confrontarsi tutti i giorni col suo fantasma. Perché l'amianto è un killer a tempo. Implacabile e casuale. Incubazione: 20-40 anni. Decorso: sei-otto mesi. Esito unico: morte. Un tumore maledetto. Non si è ancora salvato nessuno. Cure non ce ne sono. "Malattia professionale", si ammala solo chi ha respirato la fibra killer, riguardava troppe poche persone per investirci. Ma da anni un malato su quattro è un cittadino e basta. E'chi ha vissuto in mezzo all'aria, alla polvere. Le stime di Medicina Democratica parlano di 4mila morti all'anno per malattie legate all'esposizione. E la curva epidemiologica raggiungerà il suo apice nel 2025.
Il salone ribolle come una pentola di fagioli. Si discute. Scettici. Non c'è una famiglia a Casale che non abbia una vittima. «Non cediamo all'illusione, è una fregatura. Dobbiamo avere ancora poca pazienza», dice un altro. «E poi io che ho l'asbestosi - dice un signore sulla sessantina - se adesso prendo i soldi e domani mi ammalo di mesotelioma non posso più rivendicare nulla». Ha ragione. Purtroppo. Ma l'offerta del signor amianto, Stephan Schmidheiny (miliardario, vive in Costa Rica ed è un noto esperto di sostenibilità ambientale e non è un'ironia), è fatta così. «Un'offerta unilaterale che loro definiscono "filantropica"», spiega Bruno Pesce, il capostipite di questa gente testarda. Già segretario della Cgil locale e animatore da 26 anni con Nicola Pondarno e Romana Blasotti dell'Associazione famiglie esposti amianto. «All'inizio ci aveva proposto una transazione collettiva», ricorda Pesce. Ma nel gennaio scorso, dopo aver messo sul tavolo 75 milioni di euro è arrivato il conto ai casalesi: rinunciare collettivamente a qualsiasi pretesa legale in ogni grado e luogo. L'assemblea cittadina la definì «una provocazione». Anche perché loro con le cause sono riusciti in 25 anni a portare il tema alla ribalta. A riconoscere l'esposizione, la morte, a risarcire 1711 ex lavoratori e loro familiari (con pene dai 6 mesi ai tre anni per i vertici aziendali e un risarcimento di 7 miliardi di lire). E adesso in ballo c'è molto di più.
Dal 2001 la procura di Torino si interessa alle vittime Eternit grazie a oltre 2mila richieste di risarcimento. Il procuratore si chiama Raffaele Guariniello e ha chiesto il rinvio a giudizio per Schmidheiny e il precedente azionista di controllo (un barone belga da sempre socio della famiglia) per disastro doloso e inosservanza volontaria delle misure di sicurezza, con l'aggravante della morte. Profondo penale. Al rinvio a processo manca ancora un po'. Il giudice deve avvisare le quasi 3mila parti lese. E allora la difesa passa all'attacco. Via comunicato stampa. Fino a 60mila euro ai lavoratori Eternit (e solo a loro) in fabbrica dal 1973 (anno dal quale Schmidheiny si assume evidentemente la responsabilità della direzione aziendale). Il massimo per un morto, in proporzione per la "sola" malattia, la metà se lavorava anche prima del 1973 nell'azienda, il 20% se la vittima di tumore polmonare era un fumatore. Tutta la documentazione a carico di chi ci accetta i soldi. Radiografie, pirometrie, esami istologici compresi. Anche se molti morti del passato non potranno esibirli (non si facevano). In cambio cosa vuole Schmidheiny? Sempre lo stesso. Niente causa. Niente parte civile. Chiusa la vicenda.
E' il modo per separare le vittime. Poi che il signor Schmidheiny paghi davvero lo deciderà lui. E qui arriva l'ultima e più subdola polpetta avvelenata della storia. Perché Schmidheiny chiede che sia l'Associazione delle vittime a gestire con lui le pratiche di chi chiederebbe i soldi. Uno smacco. Che ha fatto sudare sangue freddo a Pesce, Pondrano, Blasotti e a tutta l'associazione. Di questo si è discusso ieri. Con tantissimi saluti e interventi istituzionali di sostegno, con la testimonianza dell'Associazione francese vittime amianto, i rappresentanti di altre vertenze italiane (Reggio Emilia, Bagnoli) e un lungo applauso con tutta la sala in piedi per lo striscione delle Rsu della Thyssenkrupp di Torino.
Parla il figlio di Niels Liedholm, trasferito qua 30 anni orsono col padre. Terra e vigne. Ha appena perso la moglie di mesotelioma. Non era una lavoratrice Eternit e dice: «Non accettate che dividano i lavoratori dai cittadini. Non cedete. Non è giusto». Le voci sono più o meno queste. Ma chi ha bisogno?
«Se qualcuno vuole aderire daremo la copertura legale», spiega Pesce. Sindacati e Associazioni si caricheramnno pure questa. E chi firma con lo svizzero, sarà chiamato a costituirsi almeno parte civile con il barone belga. La tutela per l'associazione è di tutti. Comunque. Sergio Bonetto, da vent'anni avvocato dell'associazione lo dice calorosamente «non intendiamo fermarci finché ci sarà la possibilità di fare qualcosa, per la giustizia e per i risarcimenti». E adesso ci siamo quasi. «Siete liberi di decidere ciò che meglio sentite. Ma siamo arrivati qua solo grazie al lavoro dell'associazione. Facciamo in modo di non disunirci, di lavorare con l'associazione». La proposta crea confusione. Divide. Ma se qualcuno vuole accettarla individualmente avvocati e associazione sono lì. Ora è il momento delle scelte collettive. Si vota per alzata di mano: non aderiamo alla loro richiesta di cogestire le domande di risarcimento. Unanimità. Impegno a mantenere rapporto con sindacati e associazioni nelle decisioni.Unanimità.
Si accendono le fiaccole. Ci si incolonna, i bambini, i nonni, in un fiume di gente. Un marcia silenziosa, con gli striscioni che dicono "Eternit, fermiamo la strage" e "Giustizia, ricerca, bonifica". Sono i tre obiettivi della lotta. Uniti si è vinta la bonifica, Casale è un esempio internazionale. Si è vinta l'apertura di un centro ricerca sul mesotelioma legato all'esperienza ventennale dell'ospedale locale. Da poco c'è anche una legge regionale - fortemente seguita e voluta da Alberto D'Ambrogio, consigliere Prc, casalese e vittima a sua volta (il padre) - che impone prevenzione, bonifica, registro degli esposti anche civili, finanziamenti per la ricerca. E per la giustizia? Si deve camminare ancora. Uniti.

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