martedì 15 novembre 2011

Protesta sotto il Tesoro “Draghi Indignati” contro Monti: «Il governo delle banche e dei mercati»

l’Unità 12.11.11
Iniziative in tutta Italia. Tensione a Milano alla sede di Unicredit, uova contro le forze dell’ordine
Protesta sotto il Tesoro “Draghi Indignati” contro Monti: «Il governo delle banche e dei mercati»
Gli studenti tornano in piazza «Occupiamo tutto, ovunque»
A Bologna uova contro Equitalia. Blitz a Palermo, Napoli, Firenze. Nel mirino banche e agenzie interinali. A Roma, la protesta dei “draghi ribelli” sotto il Tesoro. Ma la polizia identifica tutti. Anche il “drago”
di Mariagrazia Gerina

«Qualcuno sa che voce ha il futuro presidente del Consiglio?», grida al megafono un ragazzo. In tasca ha un editoriale pubblicato dal Corriere della Sera: «Monti è stato un grande estimatore della riforma Gelmini. E poi era l’advisor di Goldman Sachs. Altro che governo tecnico, sono le banche e i mercati ad avercelo imposto», spiega alla platea, seduta in cerchi concentrici, nel bel mezzo di via XX Settembre, a pochi metri dal ministero del Tesoro.
C’è chi scrive sui cartelli una lettera alla Bce, alternativa a quella di Berlusconi. Chi elenca dove vanno fatti i tagli: «Tassa patrimoniale sulle rendite finanziarie e sui capitali rientrati dall’estero...». Chi suggerisce dove investire: «Case a canoni agevolati, asili nido, scuola e università... energia rinnovabile». La parola chiave è «alternativa». «Ci sono tanti modi per uscire dalla crisi, non solo quelli della Bce. Non possono dare retta solo ai mercati, devono stare a sentire anche noi che siamo il 99%», dice ancora il ragazzo al megafono.
È stata la fatalità della data scelta dagli indignados di tutto il mondo per un’altra convocazione generale dopo quella del 15 ottobre, se i “draghi ribelli”, nati un mese fa al grido di Occupy Bankitalia, sono tornati in piazza alla vigilia dell’insediamento del nuovo governo.
«Occupy everithing, occupy everywhere», era l’inpunt globale. E nel mirino, in tutta Italia, sono finite soprattutto le banche. A dare inizio alla protesta, Milano. Con una irruzione nella filiale della sede centrale di Unicredit in piazza Cordusio. E qualche momento di tensione (lanci di uova e pomodori da una parte, manganellate dall’altra), quando il corteo degli studenti ha cercato di deviare dal percorso. Poi l’irruzione nella sede della Mediolanum al grido di «Espropriamo Berlusconi». E il blitz nella sede milanese del Parlamento Europeo in corso Magenta. Con finti titoli di Stato italiani, greci e irlandesi, bruciati per protesta, in mezzo alla strada. A Bologna, gli indignados hanno bersagliato con un lancio di uova soprattutto gli uffici di Equitalia. A Pisa hanno dato vita a un blocco stradale per impedire un’iniziativa del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. A Firenze, hanno lanciato un «acampada» in stile spagnolo, in piazza Santissima Annunziata.
A Roma, l’appuntamento era davanti al ministero del Tesoro, dove i “draghi ribelli” si sono presentati con la “maschera” del futuro presidente del consiglio, accanto a quella di Mario Draghi, loro antagonista di un mese fa. Lo slogan coniato per l’occasione non lascia spazio a dubbi: «Né Tre-Monti, né Monti, non facciamo sconti». Tra i “draghi ribelli” l’idea di un governo tecnico, guidato dall’ex commissario europeo, non riscuote consensi.
NÉ TRE-MONTI NÉ MONTI
«La retorica della responsabilità nazionale è solo un altro modo per rispondere ai diktat delle banche, e non mi piace l’idea di uno che ci viene imposto dall’alto», spiega Andrea, studente di Filosofia, alla Sapienza. Meglio sarebbero le elezioni: «Votare per scegliere chi ci deve governare dopo Berlusconi mi sembrerebbe il minimo dice Andrea -.
Altrimenti, la distanza tra noi e chi ci dovrebbe rappresentare sarà ancora più grande».
Mentre parla un cordone di polizia in assetto antisommossa circonda le poche decine di manifestanti, seduti in assemblea. «Ma chi state difendendo? Da cosa?», grida al megafono Francesco Raparelli. Prima ancora che il sit-in iniziasse, la polizia ha cominciato a schedare tutti quelli che si avvicinavano al luogo dell’appuntamento. Compreso il dragone simbolo del movimento, portato in moto da un ragazzo, che studia Scienze Politiche.
«Se lo spazio entro cui vogliono restringere i movimenti e la società civile è angusto come quello che hanno lasciato oggi a noi la vedo male», pronostica Luca Cafagna, uno dei portavoce della protesta studentesca, che nei prossimi giorni tornerà ad accendersi con iniziative e occupazioni. In vista della giornata mondiale degli studenti, il prossimo 17 novembre. Su Roma, pende ancora il divieto di corteo, deciso da Alemanno. I “draghi ribelli” ieri lo hanno sfidato, con un piccolo corteo a chiudere il sit-in. Il 17 ci riproveranno, con altri numeri. Ma Alemanno già invoca l’intervento delle forze dell’ordine.

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