mercoledì 3 novembre 2010

“Il gene umano non si può brevettare"

La Repubblica 31.10.10
“Il gene umano non si può brevettare"
L´annuncio del Dipartimento di giustizia Usa. Insorgono le aziende biotech
"Non invenzioni ma patrimonio dell´umanità" Ma già piovono i ricorsi
di Angelo Aquaro

NEW YORK - Quei gran geni del Dipartimento di giustizia americana si sono accorti dopo decine di anni e 40mila brevetti concessi che i geni dell´uomo non sono brevettabili. Per il mondo delle biotecnologie è una rivoluzione che fa esultare i propugnatori del brevetto libero e gridare allo scandalo le grandi compagnie che nella ricerca genetica a scopo di lucro hanno speso milioni di dollari. Adesso toccherà all´Ufficio brevetti federale decidere se accogliere o meno la decisione del ministero. Presa seguendo la procedura dell´amicus brief: che in giurisprudenza è l´intervento di una corte super partes cioè non chiamata direttamente in causa. La lite infatti è quella tra due non profit - l´American Civil Liberties Union e la Public Patent Foundation - e quella Myriad Genetics che con l´Università dell´Utah ha brevettato due geni chiamati BRCA1 e BRAC2. L´obiettivo della compagnia e dei ricercatori è scoprire se questi geni predispongono al tumore alle ovaie e al seno. Ma per farlo hanno proprio bisogno di brevettare le due "scoperte"? Un tribunale ha già decretato di no ma Myriad si è appellata e la causa continua.
Dice però adesso il documento del ministero Usa che «la struttura chimica dei geni umani è un prodotto della natura»: i geni non sono "invenzioni" e dovrebbero quindi essere patrimonio dell´umanità intera. I propugnatori del brevetto non ci stanno: i geni isolati dal corpo sono strutture chimiche differenti da quelle che si trovano nel corpo e quindi si possono brevettare. Ma gli esperti del governo ri-ribattono: anche quando la struttura è "isolata" dal suo ambiente naturale resta prodotto della natura. Né più né meno «delle fibre di cotone che vengono separate dai semi del cotone. O del carbone che viene estratto dalla terra».
Detto così sembra lapalissiano. Ma il New York Times che ha svelato la decisione del ministero il professor James Evans dell´Università della Carolina del Nord parla di «tappa importante: una linea tracciata nella sabbia». Le sabbie però sono mobili per definizione e il pressing delle grandi compagnie sull´Ufficio brevetti è appena cominciato.
Il venti per cento del genoma umano è già stato brevettato. L´iniziativa più nota è quella dell´Human Genome Project lanciato proprio dal governo degli Stati Uniti negli Anni ‘90 che però è stato subito surclassato dagli sforzi privati della Celera di Craig Venter. Proprio nei giorni scorsi la creatura dello scienziato-imprenditore ha fatto registrare un boom del 30 per cento dei guadagni e il business delle biotecnologie è uno dei più floridi del momento passato praticamente indenne attraverso la recessione.
Il ministero della giustizia adesso riconosce che la decisione non solo è un vero e proprio cambio di rotta rispetto alla linea fin qui suggerita ma contrasta con la politica di altre strutture pubbliche: dall´Ufficio brevetti fino addirittura al National Institute of Heath che negli ultimi anni ha chiesto e ottenuto direttamente brevetti per l´isolamento del Dna. Ma gli esperti della giustizia sostengono che l´impatto sull´industria biotecnologica non sarebbe così grave: le manipolazioni del Dna - tipo quelle usate per creare i transgenici o particolari terapie genetiche - possono continuare a essere brevettate perché appunto «prodotte dell´ingegno dell´uomo». Sempre che la linea tracciata nella sabbia non si sposti ancora un po´.

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