martedì 6 aprile 2010

S’incontrano le donne del Mediterraneo

l’Unità 6.4.10
Il coraggio della tenacia
S’incontrano le donne del Mediterraneo
Convegno a Essaouira, in Marocco. Una tappa della costruzione di connessioni al femminile. Tra loro Ségolène Royal e Nouza Skulli ministro del Marocco. Ce lo narra l’autrice de «Il corpo delle donne»
di Lorella Zanardo

Ringrazio Fathia Bennis, organizzatrice di questo convegno, e il Re Mohammed VI per la visione luminosa che ha delle donne». Inzio così la presentazione «Per una Nuova Rappresentazione delle donne nei Media» al congresso “Women’s Tribune” a Essaouira, Marocco, che promuove l’incontro di donne per lo più attive politicamente, sulle due sponde del Mediterraneo.
La presenza marocchina e francese è cospicua. Ci sono anche molte donne provenienti da altri Stati africani. Oltre a me l’unica italiana è Serena Romano, presidente di Corrente Rosa e promotrice di efficaci connessioni tra donne.
Nouza Skalli, Ministra dello Sviluppo Sociale, della Famiglia e della solidarietà è una delle cinque ministre marocchine tutte con portafoglio. Nel giro di pochissimi anni, ci racconta, il numero delle donne nelle amministrazioni in Marocco è aumentato in maniera vertiginoso passando da 127 a 3428, cambiando radicalmente il modo di fare politica e incrementando azioni di economia agevolata per le donne e programmi di microcredito per lo sviluppo di attività commerciali. Qui le quote sono state adottate con successo «per avere più donne in poco tempo e avere così più fiducia in una democrazia realmente partecipativa».
Colpisce la tenacia di Skalli e l’entusiasmo. Si direbbe da noi che «non sembra un politico» intendendo che ha conservato una freschezza nella comunicazione, una capacità di entrare in relazione tipica di chi sta sul territorio tutto l’anno e si occupa di aprire scuole in aggiunta alle oltre 350 unità di accoglienza per proteggere chi subisce violenze sessuali.
Nata a Dakar, ma cresciuta in Francia, Ségolène Royal, 3 volte Ministra, più volte Deputata, ex consigliera di Mitterand , è a mio avviso, la migliore rappresentante di quella “nouvelle vague” di donne di potere che mantengono un fortissimo legame con il proprio Femminile. Non nasconde il suo evidente fascino né lo ostenta. Sorride e sta al centro dell’attenzione con grande naturalezza senza ricorrere mai a modelli di comportamento maschili. Ma la cosa che colpisce di più è che Ségolène Royal ha un corpo consapevole. Come Barack Obama comunica non dimenticando che la comunicazione ha nella parola solo uno dei suoi mezzi di trasmissione; e questo le dà un gran vantaggio verso le giovani che, come sappiamo, chiedono a gran voce di potere esprimersi anche e soprattutto con il proprio corpo. «I media non mi perdonavamo mai un errore durante la campagna presidenziale, cosa che invece facevano regolarmente con Sarkozy»: ecco perché Royal è diventata come Obama una grande e sapiente utilizzatrice della rete; il suo www.desirdavenir.org è un interessante think tank per molti progetti al femminile. E ci conquista quando al giornalista che le chiede perché all’interno del partito la lotta intorno a lei è stata più dura che verso altre donne, risponde. «Forse perché sono diversa».
Diversa mi sento anch’io quando salgo sul palco. Poco prima ho deciso di mostrare solo alcuni spezzoni del mio documentario. Non voglio offendere la sensibilità delle donne, non solo di quelle musulmane, che d’altronde viaggiano e sanno bene cosa viene mandato in onda all’estero. Sono però stanca di sentirmi compatita, senza nemmeno potere dire che la situazione dei media da noi evolverà.
Scelgo con il tecnico i brani da mandare in onda. È giovane, simpatico. Io sono a disagio per le immagini che scorrono davanti al pc. Cerco di spiegargli perché la tv da noi è così. Sorride: «Non si preoccupi, lo sappiamo com’è la tv italiana.... è quella delle donne nude. Lo sanno tutti».
Sì, lo sanno tutti. Tunisine, marocchine, algerine, e tutti gli ospiti francesi, conduttori di importanti tg, scrittrici, giornalisti, prefetti: tutti conoscono la nostra tv e l’uso del corpo della donna che ne fa. Le immagini che scorrono sullo schermo sono rivoltanti e la reazione è di deplorazione senza appello da tutte e di tutti.
Sarebbe interessante che in uno dei tanti programmi di approfondimento che vanno in onda da noi si invitassero solo ed esclusivamente ospiti stranieri a parlare dell’uso dell’immagine della donna nella nostra tv: sarebbe finalmente e definitivamente metterci di fronte ad una realtà sgradevole che molti tentano ancora di negare, forse per non ammettere di avere sottovalutato i danni enormi i cui effetti cominciamo a vedere.
E si spegnerebbero finalmente anche le poche sterili discussioni di intellettuali in disarmo che discettano intorno al tema se la tv abbia o no influenza sui giovani, se questa mortificazione dei corpi femminili crei o noi dei modelli, se cio’ che vediamo in tv sia o no uno specchio del paese: come ha ben riassunto una giornalista alla fine della proiezione: «Al di là di tutto, questa tv è bruttissima, cos’altro c’è da dire?».
Dico che si può reagire, che non bisogna abbattersi, che ci vuole perseveranza. E che anche per noi «tout commence a l’école», tutti i cambiamenti duraturi cominciano a scuola come raccontano donne coraggiose dall’Etiopia e dalla Colombia e come racconto anch’io portando l’esperienza di Nuovi Occhi per la tv, il progetto di formazione per le scuole avviato con successo e che consente agli studenti di guardare la tv con uno sguardo consapevole.
«Bisogna avere il coraggio dei tempi lunghi, di non mollare. Lavorare per chi è bambino oggi», mi dice stringendomi le mani Maha Akeel, giornalista dell’Arabia Saudita che lotta ogni giorno per tutelare i suoi pochi diritti.

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