giovedì 28 agosto 2008

Vejo, discariche e fogne abusive. Dov'è il parco?

Vejo, discariche e fogne abusive. Dov'è il parco?
Bruno Burretta
Il Tempo 27/8/2008

Degrado Le zone più trascurate a Formelle Campagnano e Sacrofano

Mentre l'ente Parco dì Vejo tenta con scarsi risultati di promuovere le bellezze artistiche e paesaggistiche del suo territorio, porzioni dell'area protetta fanno i conti quotidianamente con ogni forma di abusivismo. Tralasciando, almeno per ora, quello edilizio, vale la pena di parlare delle montagne di rifiuti a cielo aperto, delle fogne che scaricano direttamente nei fossi, delle vecchie condotte idriche in amianto e del proliferare di antenne e ripetitori.
Protagonisti di questa vicenda sono i Comuni che fanno parte della Comunità del Parco di Vejo, e in particolare Formello, Sacrofano e Campagnano, che con l'Ente dividono gran parte del loro territorio. La Valle del Sorbo, tanto per fare un esempio, solcata dal torrente Cremerà e meta di turismo, o meglio, ciclo-turismo, sia per la presenza del santuario della Madonna del Sorbo sia per il suggestivo corso del fiumiciattolo, agli scarichi abusivi nel fiume e alla dispersione dei pozzi neri ormai ci ha fatto il callo.
Spessi duroni deve invece avere Il castagneto, area a nord di Formello all'interno del Parco utilizzata da anni come discarica a cielo aperto per ogni tipo di rifiuti. Calcinacci, frigoriferi, materassi e materiali plastici invadono da anni il suggestivo boschetto di castagni. Finché ieri, grazie alla denuncia, nei giorni scorsi, dell'Osservatorio sociale, del caso si è interessato l'assessore
all'Ambiente della Regione Filiberto Zaratti, che ha così commentato: «La presenza di rifiuti in località "II Castagneto" sembra che stia alterando la conformazione del terreno mettendo in grave pericolo il bosco di castagni. Situazione intollerabile - tanto che -ho chiesto la verifica e l'adozione delle misure più opportune volte al ripristino e al risanamento di un'adeguata condizione ambientale della zona in oggetto al Nucleo Operativo Ecologico di Roma, al Corpo Forestale dello Stato e al Parco di Veto e che si proceda, ecc, ecc». E di queste situazioni, più o meno visibili, ce ne sono a josa. Come quella dell'acquedotto Camuccini, invisibile ai più, ma non ai tecnici dell'Arsial, che sono costretti ad intervenire sulle perdite sotterranee dissotterrando e sotterrando nuovamente i suoi vecchi tubi in eternit. Come è successo qualche giorno fa, quando un centinaio di famiglie si sono ritrovate senz'acqua per due giorni. Ma forse è meglio così, visto che quell'acqua scorre in tubazioni di amianto.
E non è rutto, perché nel Parco di Vejo il pericolo inquinamento viene anche dall'alto, dalle onde elettromagnetiche sprigionate dalle antenne di telefonia mobile, come quella che si trova in via della Salita del Monte Aguzo, a Formello. «Ripetitore - come suggerisce l'anonimo cittadino Robin Hood di Formello - dotato di due gruppi elettrogeni che sviluppano energia elettrica pari a kw 300, alla portata di rutti, accompagnati da due cisterne di gasolio da 3000 litri, senza nessuna normativa di antincendio, estintori, sabbiere, o tute ignifughe».
Vejo, dunque, si presenta come un'area protetta che ha bisogno, più che mai, di protezione. Un monitoraggio che a quanto pare né i Comuni della comunità, né l'ente Parco, sono in grado di mettere in atto. Anzi, agli sfortunati pro-prietari di terreni all'interno del Parco, a questo punto ci viene il dubbio se suggerire loro o meno di richiedere l'autorizzazione a installare un ripetitore. A quanto pare è più facile piantare un'antenna che girasoli.

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